Salta al contenuto principale

Scleromousse, curare le vene varicose

senza un intervento chirurgico

Chiudi
Apri
Per approfondire: 
Tempo di lettura: 
2 minuti 23 secondi

Parliamo ancora una volta di Scleromousse, il trattamento per la cura delle vene varicose senza bisogno di intervento chirurgico, che si effettua quindi in ambulatorio, senza anestesia e che permette al paziente il ritorno pressoché immediato alle normali abitudini di vita. Com’è noto, la metodica è stata introdotta per la prima volta in Calabria dal dottor Elia Diaco, angiologo, il quale spiega che «le vene varicose possono provocare danni gravi agli arti inferiori perché la patologia è invalidante e se non è ben curata può portare a una trombosi venosa superficiale con conseguente compromissione della circolazione e dello stato locale delle gambe. I rischi – aggiunge Diaco – non vanno sottovalutati e il problema va affrontato con tempestività. Di norma, facciamo una valutazione angiologica e con l’ausilio dell’eco color Doppler verifichiamo la funzionalità valvolare e il diametro del vaso venoso. La schiuma viene introdotta a diverse concentrazioni all’interno del vaso stesso, il cui diametro massimo può essere di quindici millimetri. La mousse si diffonde i pochi secondi stimolando la cicatrizzazione dell’endotelio della vena in maniera indolore».

I dati relativi alla Scleromousse sono ormai evidenti e ci dicono che, a parità di efficacia rispetto ad altri trattamenti, essa risulta quattro volte più economica ma soprattutto meno dolorosa, grazie anche alla recente evoluzione dei farmaci post trattamento. La sua esecuzione consiste nell’iniettare all’interno della varice un farmaco sclerosante in forma di schiuma compatta, ottenuta mescolando il farmaco (detergente) con l’aria atmosferica o con gas biocompatibili. L’iniezione avviene tramite due siringhe collegate tra loro da un rubinetto a tre vie. Tale metodo è conosciuto come “metodo Tessari”, dal nome del medico italiano che per primo tentò una via diversa rispetto a quella brevettata in Inghilterra.

«La portata della novità introdotta da Tessari – spiega ancora Diaco – è comprensibile proprio alla luce delle differenze tra la sua procedura e quella utilizzata oltre Manica. Gli inglesi, infatti, hanno realizzato, a costi altissimi, una schiuma che usa comunque i farmaci sclerosanti ma con l’aggiunta di un additivo per una maggiore stabilità del prodotto. Hanno realizzato una schiuma utilizzabile a domanda, come si fa normalmente con una schiuma da barba, tanto per rendere l’idea. Questo perché conservano una mentalità chirurgica e quindi tendono a guardare le cose con la prospettiva della sala operatoria, dove il malato entra, riceve un intervento risolutore e la cosa finisce lì. Nel mondo della scleroterapia e della flebologia questo non è accettabile, perché la scleroterapia è una sorta di restauro funzionale e come tutti i restauri ha i suoi tempi. Né vale l’obiezione che gli inglesi mossero a Tessari e cioè che la sua schiuma non fosse standardizzabile perché, in realtà, dalle molteplici verifiche fatte si è osservato che venti operatori, scelti a caso tra quelli che usano il metodo Tessari, hanno prodotto una schiuma sicuramente estemporanea ma con caratteristiche sempre identiche e quindi, di fatto, una schiuma standard».