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Il miracolo di S. Egidio
A Latronico la Manna trasuda da una parete

Basilicata

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A Latronico la Manna trasuda da una parete
Il miracolo di S. Egidio
LATRONICO - In uno (o più) venerdì di marzo, nella chiesa di Sant’Egidio a Latronico, si può assistere al “miracolo della manna”. Sulla parete destra della cappella dedicata al patrono c’è un affresco raffigurante l’incontro di Sant’Egidio con il re Goto Wamba, che durante una battuta di caccia in un bosco della Gallia, ferisce una cerva che fugge impaurita. Il re con i suoi uomini insegue l’animale, che li conduce in una spelonca dove trovano appunto l’eremita Egidio, a cui la cerva garantiva nutrimento con il suo latte. Proprio su questa parete, ormai da tre secoli, si può assistere - almeno un venerdì del mese di marzo - al miracolo. Fu nel 1709, durante le prediche quaresimali, che nella cappella dedicata al Santo furono notate goccioline di un liquido insolito che scaturiva dal muro e dalla statua del Santo. Le autorità ecclesiastiche non diedero importanza al fatto. Il popolo, invece, si accorse che qualcosa di speciale era accaduto, anche perché il fenomeno si ripresentò negli anni successivi, con diverse condizioni atmosferiche e sempre durante la Quaresima, in particolare nei venerdì di marzo. L’autorità ecclesiastica avrebbe continuato a dare poca importanza al fatto se il 18 aprile 1716 il prodigio non si fosse presentato in forma eccezionale. Era la sera del mercoledì santo, il popolo gremiva la chiesa e ascoltava con raccoglimento la predica; poi all’improvviso agitazione e tutti scoppiano a piangere: dalla barba della statua marmorea del Santo stillava quel misterioso liquido che per sette anni consecutivi era stato notato e in breve tempo tutto l’edificio sacro ne fu pieno. Fu subito informato il vescovo, che si recò a Latronico per constatare di persona. Nel 1723 all’Ordinario diocesano è fatto il rapporto ufficiale e nel 1727 egli stesso ne riferisce alla Sacra Congregazione dei Riti, avvalorando il miracolo con la propria testimonianza oculare.
Furono esaminati tutti i notabili del paese e il predicatore alla cui presenza il prodigio si era verificato la prima volta. Il processo si concluse nel marzo di quello stesso anno e nel febbraio del 1728 si ottiene il Licet Colligere Manna Quoties Casus Evenerit (è lecito raccogliere la Manna ogni volta che il fatto avviene). Analisi della Manna sono state effettuate nel 1968/69: dai risultati è emerso che si tratta di un liquido inodore e insapore, che con il passare del tempo assume il colore dell’ambra. Ancora oggi la Manna è ritenuto segno propizio della protezione del Santo. Dall’epoca della sua prima comparsa il segno della Manna, secondo la memoria orale, non si è mai smentito, tuttavia nel XX secolo non si è verificato negli anni 1918 e 1944, anni delle due Guerre Mondiali, nel 1961 e nel 1990. I tanti fedeli che assistono al miracolo si portano poi a casa un ricordo, appoggiando dei bigliettini di carta sul muro bagnato. 

LATRONICO - In uno (o più) venerdì di marzo, nella chiesa di Sant’Egidio a Latronico, si può assistere al “miracolo della manna”. Sulla parete destra della cappella dedicata al patrono c’è un affresco raffigurante l’incontro di Sant’Egidio con il re Goto Wamba, che durante una battuta di caccia in un bosco della Gallia, ferisce una cerva che fugge impaurita. Il re con i suoi uomini insegue l’animale, che li conduce in una spelonca dove trovano appunto l’eremita Egidio, a cui la cerva garantiva nutrimento con il suo latte. Proprio su questa parete, ormai da tre secoli, si può assistere - almeno un venerdì del mese di marzo - al miracolo. Fu nel 1709, durante le prediche quaresimali, che nella cappella dedicata al Santo furono notate goccioline di un liquido insolito che scaturiva dal muro e dalla statua del Santo. Le autorità ecclesiastiche non diedero importanza al fatto. Il popolo, invece, si accorse che qualcosa di speciale era accaduto, anche perché il fenomeno si ripresentò negli anni successivi, con diverse condizioni atmosferiche e sempre durante la Quaresima, in particolare nei venerdì di marzo. L’autorità ecclesiastica avrebbe continuato a dare poca importanza al fatto se il 18 aprile 1716 il prodigio non si fosse presentato in forma eccezionale. Era la sera del mercoledì santo, il popolo gremiva la chiesa e ascoltava con raccoglimento la predica; poi all’improvviso agitazione e tutti scoppiano a piangere: dalla barba della statua marmorea del Santo stillava quel misterioso liquido che per sette anni consecutivi era stato notato e in breve tempo tutto l’edificio sacro ne fu pieno. Fu subito informato il vescovo, che si recò a Latronico per constatare di persona. Nel 1723 all’Ordinario diocesano è fatto il rapporto ufficiale e nel 1727 egli stesso ne riferisce alla Sacra Congregazione dei Riti, avvalorando il miracolo con la propria testimonianza oculare.Furono esaminati tutti i notabili del paese e il predicatore alla cui presenza il prodigio si era verificato la prima volta. Il processo si concluse nel marzo di quello stesso anno e nel febbraio del 1728 si ottiene il Licet Colligere Manna Quoties Casus Evenerit (è lecito raccogliere la Manna ogni volta che il fatto avviene). Analisi della Manna sono state effettuate nel 1968/69: dai risultati è emerso che si tratta di un liquido inodore e insapore, che con il passare del tempo assume il colore dell’ambra. Ancora oggi la Manna è ritenuto segno propizio della protezione del Santo. Dall’epoca della sua prima comparsa il segno della Manna, secondo la memoria orale, non si è mai smentito, tuttavia nel XX secolo non si è verificato negli anni 1918 e 1944, anni delle due Guerre Mondiali, nel 1961 e nel 1990. I tanti fedeli che assistono al miracolo si portano poi a casa un ricordo, appoggiando dei bigliettini di carta sul muro bagnato. 

 

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