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In città solo tanta confusione

Basilicata

Alcol e tabelle. A poche ore dall' entrata in vigore del nuovo decreto ministeriale. Esercenti dubbiosi; in centro il provvedimento è già presente

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Tabelle informative da esporre nei locali per il calcolo del tasso alcolemico: a poche ore dell'entrata in vigore , lo scorso martedì, del Decreto del Ministero della Salute del 30 luglio 2008, in città si registra ancora molta confusione. Non è chiaro innanzitutto, quale tipo di locali siano sottoposti all'obbligo di esposizione: solo pub e discoteche, oppure qualsiasi esercizio autorizzato alla somministrazione di alcolici?
Nato a completamento del Decreto Legge 117 del 2007, il provvedimento fornisce oggi il contenuto delle tabelle da esporre alla clientela, pena la chiusura del locale da 7 a 30 giorni: una che riporta gli effetti di ogni bevanda sul tasso alcolemico, con le variabili del sesso, del peso, e dello stato in digiuno o meno; l'altra i principali sintomi causati. I destinatari, però, rimangono quelli indicati nei due testi precedenti, in entrambi i casiall'articolo 6. E cioè: "i titolari e gestori dei locali, ove si svolgono, con qualsiasi modalità e in qualsiaisi orario, spettacoli e altre forme di intrattenimento, congiuntamente all'attività di vendita e somministrazione di bevande alcoliche". Una distinsione è dovuta alla stessa "ratio legis" di una misura nata per scongiurare le stragi del sabato sera, e il cui bersaglio principale sono dunque le discoteche. Ciò nonostante in città, come emerge un pò in tutta Italia, molti locali che somministrano alcolici non hanno ancora capito se "rientrano" oppure no. Diversi, ad esempio, sono i titolari di bar che alle nostre domande sembrano cadere dalle nuvole. Non solo: quando capita di azzeccarci, spesso è per il motivo sbagliato. "Io non vendo superalcolici" risponde un ristoratore (nelle tabelle, in realtà, è inclusa persino la birra analcolica) o ancora, il titolare di un bar: "Siamo aperti solo di giorno". Esercenti appunto "esentati " dall'obbligo, ma che dimostrano ugualmente una totale disinformazione. Confcommercio e Confesercenti locali, infatti, assicurano: "Indipendentemente dall'obbligo, stiamo raccomandando l'affissione delle tabelle a tutti gli esercizi, come prezioso strumento di cultura sociale". Buono il riscontro tra le attività del Corso Garibaldi che, pur non rientrando tra i destinatari, hanno provveduto, chi più chi meno consapevolmente, ad affiggere le tabelle. Decisamente migliore l'informazione tra pub e locali notturni in genere. Anche chi non promuove "spettacolie e forme di intrattenimento" , infatti, ha pensato bene di esporre le tabelle, naturalmente in base al principio che "la prudenza non è mai troppa". Tra coloro che rientrano tra i destinatari c'è chi rimanda la questione a una prossima ristrutturazione del locale, e chi ancora una volta aderisce ma senza cogliere la discriminante. I pareri sull'effettiva efficacia, ad ogni modo, non sono molto positivi. "Chi esagera nel bere - spiega un esercente già messosi in regola - non si lascia certo impressionare da una tabella". La "ricetta" popolare , isomma, ricalca quella di molti esperti, e cioè intensificare i controlli stradali. Oltre a muovere una riserva effettivamente riconosciuta, in sede legislativa, e cioè "I valori indicati non sono attendibili, le variabili sugli effetti che l'alcol ha su ogni soggetto sono tantissime".

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