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Lamezia, slitta la sentenza di Paciullo

Basilicata

A cinque anni dall'omicidio dell'imprenditore lametino Antonio Perri, 71 anni, non arriva ancora la sentenza per il presunto killer. Agli atti alcune prove fotografiche

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Doveva arrivare oggi la sentenza nei confronti di Nicola Paciullo, il 28enne presunto killer dell’imprenditore Antonio Perri, 71 anni, di Lamezia Terme, assassinato il 10 marzo 2003 nel Centro commerciale «Atlantico». La vicenda processuale, invece, dopo la requisitoria del pubblico ministero antimafia Gerardo Dominijanni, che ha chiesto l’ergastolo, e le discussioni degli avvocati di parte civile (Bernardo Marasco) e della difesa dell’imputato (Salvatore Staiano e Nobile), si è inaspettatamente «riaperta». Il giudice dell’udienza preliminare distrettuale di Catanzaro, Adriana Pezzo, ha infatti emesso un’ordinanza con cui ha disposto l’acquisizione dei verbali del riconoscimento fotografico che i tre testi chiave dell’inchiesta fecero, il 17 settembre del 2003, nei confronti di un altro iniziale sospettato, stabilendo inoltre che le stesse tre persone vengano sentite alla prossima udienza del 17 ottobre. Ad un passo dalla fine, compie dunque un salto indietro un procedimento in cui, essendo cambiato per ben tre volte il giudice titolare, le medesime questioni sono state discusse più volte. E, d’altronde, non poteva andare diversamente se il giudice ha ritenuto che la questione non sia matura per la decisione, ma di avere bisogno di ulteriori approfondimenti, indipendentemente che determinati aspetti siano già stati affrontati dai suoi colleghi o meno. Tornano ad allungarsi, dunque, i tempi di un giudizio abbreviato già notevolmente datato, la richiesta di rinvio a giudizio è del luglio 2005, rispetto all’ancor più lontano fatto di sangue. Era la sera del 10 marzo di cinque anni fa quando un sicario a volto scoperto entrò nel magazzino del Centro commerciale, situato al piano sottostante il supermercato e, dopo aver chiesto del titolare, Antonio Perri, gli scaricò addosso una pistola calibro 9. Cinque colpi raggiunsero l’imprenditore tra l'addome e il torace ammazzandolo sul colpo, prima che l'assassino fuggisse per allontanarsi a bordo di un’auto ritrovata poco distante e risultata rubata. Dopo un anno e sei mesi di indagini gli inquirenti arrivarono ad un presunto killer assoldato tramite «amici» di un’altra provincia con cui è d’uso «scambiarsi favori». Nicola Paciullo, appunto, presunto affiliato al clan Cataldo, il quale si trova attualmente in carcere poichè è stato condannato dalla Corte d’assise di Brescia per l’omicidio di un calabrese, mentre i termini di custodia per le indagini sull'omicidio Perri sono ormai scaduti. Le indagini confermarono giorno dopo giorno ai poliziotti della Mobile di Catanzaro e del Commissariato di Lamezia Terme i loro sospetti, conducendoli nel Reggino. Determinanti, fra l'altro, si rivelarono le confidenze del collaboratore di giustizia Marco Giaocchino Macrina, che avrebbe raccontato di aver fatto più volte da autista a Paciullo, accompagnandolo da Locri a Lamezia in concomitanza con alcuni omicidi precedenti al delitto in questione. Il giorno dell’omicidio di Perri, comunque, tre persone videro in faccia il suo assassino e, chiamate ad identificarlo, ebbero prima dei dubbi su un iniziale indiziato, ed in seguito dissero invece di riconoscerne il volto in quello di Paciullo, osservato anche in un confronto all’americana. Sul ragionevole dubbio che scaturirebbe dalla loro non totale sicurezza, però, ha puntato la difesa del giovane ed ora anche il gup dimostra di voler approfondire la questione.

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