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Appalti truccati: la Procura impugna la sentenza

Basilicata

La Procura di Catanzaro ha impugnato la sentenza con cui sei persone sono state assolte al termine del processo seguito all’inchiesta su presunte tangenti che sarebbero state sborsate per ottenere gli

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La Procura della Repubblica di Catanzaro ha impugnato la sentenza con cui sei persone sono state assolte al termine del processo seguito all’inchiesta su presunte tangenti che sarebbero state sborsate da alcuni imprenditori, per ottenere trattamenti di favore nell’assegnazione di appalti dal Comune di Catanzaro. La questione passerà dunque all’esame dei giudici della Corte d’appello, davanti ai quali il processo è fissato per il prossimo 15 aprile. La sentenza in questione è del 21 novembre scorso quando il Tribunale collegiale di Catanzaro, dopo la dichiarazione di inutilizzabilità delle intercettazioni audio video su cui si fondava l’intero impianto accusatorio, ha scagionato Giuseppe Cardamone, dirigente di Palazzo de Nobili, imputato in qualità prima di responsabile dell’Ufficio tecnico del Comune e poi di dirigente del Settore grandi opere; Vitaliano Concolino, Maurizio Scutieri e Rinaldo Costantino, imprenditori edili; Vito Bordino, impiegato dell’ex Genio civile; Sergio Nisticò, intermediario; che rispondevano di corruzione aggravata e falso (solo falso per Nisticò e Bordino). Avverso la decisione aveva proposto il giudizio di secondo grado il sostituto procuratore Luigi de Magistris, titolare dell’inchiesta (ora trasferito a Napoli), che soprattutto sulla scorta delle riprese e delle registrazioni effettuate in fase di indagini dai carabinieri ritenne dimostrato il pagamento delle presunte mazzette all’ingegnere del Comune. Il passaggio di denaro dalle mani degli imprenditori a quelle di Cardamone, accuratamente ripreso dalle telecamere degli investigatori mentre l’audio accompagnava la dazione delle buste con le banconote, non lasciava infatti molti dubbi, secondo l’accusa, sulla bontà delle contestazioni. Quel materiale aveva portato, il 27 maggio del 2003, all’arresto dell’ingegnere del Comune e degli imprenditori indagati.

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