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Operazione Harem, chiesta conferma condanne

Basilicata

La Corte d'Appello di Catanzaro e il procuratore Grisolia si riferiscono alle sentenze di primo grado. Ventisette sono gli imputatimmritenuti colpevoli al termine dei giudizi abbreviati

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Una richiesta di confermare la sentenza di primo grado e le relative, pesanti condanne - comprese fra i dieci ed i due anni di galera – per i ventisette imputati ritenuti colpevoli al termine dei giudizi abbreviati seguiti all’operazione «Harem». È quanto ha espresso il sostituto procuratore generale presso la Corte d’appello di Catanzaro, Giovanni Grisolia, oggi, nel corso del giudizio di secondo grado. Dopo la requisitoria del pg, la parola è passata agli avvocati di parte civile e poi ai primi quattro difensori degli imputati, prima del rinvio al prossimo 12 novembre, per la fine delle arringhe e la sentenza. L'operazione «Harem», condotta contro un presunto traffico di esseri umani, seguì alle indagini dei Carabinieri del Ros , coordinate dalla Direzione distrettuale antimafia di Catanzaro, che sfociarono, nel dicembre del 2005, in un maxi blitz per l'esecuzione di 80 provvedimenti di custodia cautelare. Così gli investigatori ritennero di scompaginare una presunta organizzazione malavitosa, composta da albanesi e calabresi e radicata nella zona di Sibari, che gestiva una tratta di immigrati nel nostro Paese, e un traffico di prostituzione, armi e droga dall’Albania. Gli stupefacenti, secondo gli inquirenti, venivano smerciati nelle province di Cosenza, Crotone e Messina, mentre le armi andavano a incrementare gli arsenali della 'ndrangheta. Sarebbero state centinaia le ragazze, di nazionalità moldava, albanese, ucraina e romena, ridotte in schiavitù e fatte prostituire in Calabria e in altre regioni sotto il controllo degli albanesi, con il beneplacito della 'ndrangheta, che in cambio avrebbe ricevuto droga e armi.

(Fonte: Agi)

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