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Caso Eva Ruscio, indagati due anestesisti

Basilicata

Altri due avvisi di conclusione indagini, con contestuale avviso di garanzia, sono stati emessi dalla Procura della Repubblica del tribunale di Vibo Valentia

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Gli avvisi di garanzia, sono scattati nei confronti di altrettanti medici dell’ospedale cittadino, ritenuti responsabili, secondo l’accusa sostenuta dai sostituti Fabrizio Garofalo e Simona Cangiano, della morte della sedicenne Eva Ruscio, avvenuta il 5 dicembre del 2007 mentre veniva operata di un ascesso tonsillare nel nosocomio vibonese. Si tratta Carlo Maria Ciampa, 57 anni, e Andrea Lucibello, di 44, anestesisti. A vario titolo ed in concorso sono chiamati a rispondere di omicidio colposo.
Con questi ultimi due provvedimenti, notificati stamattina dai Carabinieri, salgonoa sette gli indagati Nel settembre scorso analoghi provvedimenti erano stati spiccati nei confronti del primario del reparto di otorinolangoiatria Domenico Sorrentino, 51 anni; dell’anestesista Francesco Costa, di 52 e degli otorini Gianluca Bava, di 33, Francesco Morano, di 43, Giuseppe Surace, 40. La ragazza, una studentessa residente nel vicino Comune di Capistrano, due sere prima della morte, era stata ricoverata nel nosocomio vibonese per una patologia ascessuale alle tonsille, trattata dal suo medico curante con antibiotici. Ma dopo due giorni morì. Secondo la relazione dei periti Pasquale Rugliano e Pasquale Vacchiano dell’università di Benevento, nei confronti della ragazza ci sarebbero state « imperizia, imprudenza e negligenza da parte dei medici ospedalieri. Un intervento errato nella pratica della tracheotomia. Un atteggiamento ingiustificato, attendista, laddove il corretto approccio diagnostico-terapeutico imponeva una terapia antiobiotica a più largo spettro». In sostanza, se così avessero fatto i medici dell’ospedale, sempre secondo i periti, «si sarebbe validamente contrastata la grave evoluzione dell’ascesso, evitando che la situazione clinica precipitasse». Altrettanto censurabile, secondo quanto emerge dalla perizia, «la condotta degli anestesisti il cui approccio al caso in esame fu improntato ad una colpevole, imprudente sottovalutazione delle difficoltà del caso e venne a caratterizzarsi per un non condivisibile tentativo di intubazione con somministrazione di miorilassanti che nel caso in esame erano del tutto sconsigliati». Una scelta terapeutica che, secondo i periti, aggravò «l'equilibrio clinico della paziente. L’intervento dell’otorino – si legge nelle conclusioni della perizia – fu poi del tutto errato in quanto non solo nel tentativo di effettuare una tracheotomia percutanea venne a infliggere il trocar in una sede del tutto inadeguata». La notizia della morte della sedicenne avvenuta appena un mese dopo quella della coetanea Federica Monteleone, per un black out nella sala operatoria dello stesso nosocomio , finì col gettare ombre sinistre sull'ospedale «Jazzolino» oggi nuovamente alla ribalta della cronaca per una indagine a largo raggio da parte dei Carabinieri del comando provinciale, dei Nas e del Noe, su ordine procuratore della Repubblica, Mario Spagnuolo.

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