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Bronzi di Riace: dal mare misteriosi metalli

Basilicata

Il mare al largo di Riace, dove 35 anni fa furono ritrovati i Bronzi, riserva ancora delle sorprese e delle misteriose presenze metalliche

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Il mare al largo di Riace, dove 35 anni fa furono ritrovati i Bronzi, riserva ancora delle sorprese e delle misteriose presenze metalliche. La presenza di metallo in fondo al mare fa ipotizzare che i due Bronzi di Riace, ora custoditi nel Museo di Reggio Calabria, non erano soli ma potrebbero essere appartenuti ad un gruppo più ampio di statue. A scoprire la presenza di metallo nei fondali marini al largo di Riace fu un magnate americano, George Robb, nel corso di una spedizione marittima fatta nell’agosto del 2004. A quelle ricerche, ufficialmente finalizzate ad individuare porti ed approdi magnogreci, partecipò anche un sommozzatore di Cropani, Franco Colosimo, che, dopo la pubblicazione del libro 'Facce di Bronzò (Pellegrini editore) ha contattato l’autore del volume, il ricercatore vibonese Giuseppe Braghò, per raccontargli quanto avvenne a bordo dell’imbarcazione. «Nell’agosto del 2004 – ha raccontato Colosimo – il magnate americano George Robb effettuò una spedizione marittima alla ricerca dei porti e degli approdi magnogreci. Quando la spedizione arrivò al largo di Riace furono rilevate delle anomalie metalliche. A bordo della nave erano tutti molto eccitati. Con noi c'era anche uno studente universitario che era anche carabiniere il quale scese in fondo al mare con Robb». Colosimo ricorda inoltre che «mentre i due stavano cercando di capire di cosa si trattava, e mentre Robb, con una particolare apparecchiatura, stava individuando il tipo di materiale nascosto dalla sabbia, il carabiniere-studente quasi gli impose di rientrare. Robb, visibilmente infuriato da quanto era accaduto decise di abbandonare le ricerche e non rivelò a nessuno le coordinate precise delle sue ricerche». Nel libro scritto da Braghò si ricostruisce, attraverso alcuni documenti, la presunta sparizione di alcuni oggetti appartenuti ai due Bronzi. In particolare una delle due statue era dotata di uno scudo del quale non si è mai avuto nessuna traccia. Recentemente il ricercatore vibonese ha diffuso una foto, scattata poche ore dopo il ritrovamento delle statue, dalla quale si intravede il maniglione dello scudo. Dell’oggetto, dopo il restauro delle statue, si sono perse le tracce. La testimonianza di Colosimo è stata raccolta da Barghò il quale ha rivolto un invito al Ministero della Cultura ad approfondire le ricerche al largo di Riace. «Potrebbe essere – ha detto Braghò – che quelle anomalie metalliche appartengano a dei rifiuti. Ma potrebbe essere anche che ci siano altre statue o altri reperti. È per questo motivo che ho sollecitato il Ministero a fare ricerche approfondite. Da un colloquio con un funzionario del Ministero, però, mi è stato detto che non ci sono in fondi necessari per avviare una campagna di ricerca in mare. Mi sono offerto di finanziare in prima persona gli scavi. Ora staremo a vedere cosa mi risponderà il Ministero».

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