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Usura: operazione "Caorsa", debito 50.000 euro salì a 500.000

Basilicata

L’operazione «Caorsa», condotta stamane dalle squadre Mobili di Catanzaro e Vibo Valentia, ha svelato un giro di usura capace di allungare i tentacoli dal Vibonese a Catanzaro

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Un debito di circa 50.000 euro lievitato a 500.000 euro nel giro di poco tempo. L’operazione «Caorsa», condotta stamane dalle squadre Mobili di Catanzaro e Vibo Valentia, ha svelato un giro di usura capace di allungare i tentacoli dal Vibonese a Catanzaro. Vittima un commerciante del capoluogo calabrese e la sua famiglia, caduti nella trappola tesa da esponenti delle cosche più potenti di Vibo Valentia, i Mancuso e i La Rosa. Quattordici le ordinanze emesse dal gip della Procura di Catanzaro, con l’accusa di usura ed estorsione, di cui 11 in carcere, uno agli arresti domiciliari e due con l’obbligo di presentazione alla polizia giudiziaria, anche se uno di questi ultimi provvedimenti deve essere eseguito perchè il soggetto si trova all’estero. Secondo la ricostruzione degli inquirenti, compiuta dopo una lunga indagine avviata nel 2005 grazie ad alcune fonti confidenziali e a successivi riscontri, prima della collaborazione della vittima, un commerciante catanzarese si sarebbe rivolto a piccoli usurai del posto per alcuni prestiti, prima di finire con l’essere indirizzato direttamente ai rappresentanti delle cosche del vibonese. Con il tempo, tutta la famiglia del commerciante, impegnata nell’attività di famiglia, sarebbe finita nel giro dell’usura, con tassi che potevano variare tra il 10 e il 50% mensili. Così al primo debito maturato con i prestiti aperti a Catanzaro si è aggiunto anche quello con gli strozzini del vibonese, così come ha ricostruito l’indagine condotta dalla Direzione distrettuale antimafia, con il sostituto procuratore Gerardo Dominijanni. Soddisfatto il procuratore di Catanzaro, Antonio Vincenzo Lombardo, che nel corso della conferenza stampa ha evidenziato i collegamenti tra le persone finite nell’inchiesta e le cosche del Vibonese. «Siamo davanti ad una vicenda – ha detto – che dimostra come se c'è la collaborazione delle vittime la giustizia riesce a raggiungere gli aguzzini. Senza le dichiarazione della vittima è difficile raggiungere il punto di partenza». Anche il procuratore aggiunto Salvatore Murone ha sottolineato il profilo criminale dei soggetti arrestati e l’importanza della collaborazione delle vittime. Ai responsabili della squadra Mobile di Catanzaro, Francesco Rattà, e di Vibo Valentia, Maurizio Lento, il compito di delineare nel corso della conferenza stampa le indagini che hanno portato a ricostruire il giro di usura e di estorsioni, ma soprattutto i legami con le potenti cosche dei Mancuso di Limbadi e dei La Rosa di Tropea, ai quali la vittima dell’usura era stata, di fatto, «ceduta» dagli strozzini catanzaresi.

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