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Operazione "Caorsa": Scarfone e Muscia: "Noi le vittime"

Basilicata

Operazione "Caorsa". Ieri gli interrogatori di garanzia dei presunti operai. In due non rispondono. Il gip impiegò pochi mesi per emettere l'ordinanza di arresto

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Nell'interrogatorio di ieri pomeriggio davanti al gip Antonio Battaglia, i due imputati, accusati di usura,Salvatore Scarfone e Gaetano Muscia hanno risposto così: "Altro che usurai, noi siamo le vittime". Affiancati dai loro rispettivi avvocati, i due hanno risposto sostenendo una tesi diametralmente opposta a quella resa dalla presunta vittima delle estorsioni. Al contrario degli altri imputati che si sono avvalsi della facoltà di non rispondere, Muscia e Trapasso hanno smontato uno ad uno tutti i capi di accusa costruiti dal titolare di un supermercato di Santa Maria, Strano. Gli avvocati degli imputati hanno rilevato come l'accusatore stesso sia a sua volta indagato per truffa e che invece di trattarsi di prestiti ad usura, gli scambi avvenuti fra Muscia e Strano sarebbero stati semplici scambi commerciali in cui la vittima sarebbe stata addirittura Muscia. Sulla stessa scia la tesi difensiva di Scarfone che avrebbe prestato soldi a Strano in virtù dell'amicizia di quest'ultimo col figlio e della stima intercorsa da sempre fra le loro famiglie. La parola ora passa al gip Antonio Battaglia

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