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Rifiuti pericolosi nel vibonese

Basilicata

Le fiamme gialle e i Carabinieri hanno avviato sul territorio due operazioni contro l'illecito smaltimento dei rifiuti pericolosi. Sequestrata area comunale

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Le fiamme gialle del nucleo mobile di Vibo Valentia hanno sequestrato una strada comunale su cui vi erano depositati alcuni cumuli di rifiuti poco distanti l’uno dall’altro nei pressi del centro abitato, consistenti in batterie di automobili, componenti elettronici, televisori, carcasse di automobili, lastre di eternit contenenti amianto, ferro arrugginito, carcasse di animali ed altri rifiuti vari.
Il sequestro è avvenuto nel comune di Vibo Valentia nei pressi dei fossi demaniali denominati «Bernao» e «Fontanella» le cui acque vanno ad alimentare il fiume «Trainiti» e che sono stati ricoperti. I rifiuti , inoltre, avevano invaso non solo la carreggiata di una strada comunale, impedendone la normale circolazione dei veicoli, ma rappresentavano un pericolo per gli automobilisti in considerazione dell’assenza di illuminazione pubblica della strada. L’attività di servizio si è conclusa con la segnalazione all’autorità giudiziaria dei proprietari dei terreni e con la notifica del provvedimento di sequestro al Sindaco di Vibo Valentia al fine provvedere alla bonifica ed alla messa in sicurezza del sito per garantire la normale viabilità stradale.

Un altro caso è quello del titolare di un ditta di Maierato, che avrebbe scaricato i residui della lavorazione dell’oleificio nelle acque del torrente Olivetta, immissario del fiume Angitola che si collega direttamente all’oasi
faunistica, oppure direttamente in mare con pesanti conseguenze
sull'ecosistema. I carabinieri della Compagnia di Vibo Valentia con il supporto dell’Elinucleo, hanno scoperto la pratica malsana del titolare della ditta di Maierato (un professionista 50enne che aveva iniziato la fiorente attività) e lo hanno denunciato. L'attività di smaltimento illegale era così intensa che il tratto del torrente interessato aveva addirittura cambiato colore ed emetteva un odore nauseabondo che si percepiva a decine di metri di distanza. Come se non bastasse l’intera zona era avvolta dal denso fumo nero proveniente dalla caldaia dell’impianto, alimentata con la sansa prodotta, che scaricava le scorie in maniera incontrollata nell’atmosfera ammorbando l’aria circostante. Infine l’acqua necessaria per il funzionamento dell’impianto veniva rubata da una
vicina sorgente senza averne dato comunicazione alle autorità competenti e, ovviamente, senza pagarla. Per il proprietario è così scattata la denuncia all’autorità giudiziaria con le accuse di furto aggravato e violazione delle norme anti-inquinamento; inoltre le caldaie, gli scarichi e l’illecita
conduttura dell’acqua sono state sequestrate dagli uomini dell’Arma in modo da impedire che i già gravi danni arrecati all’ambiente possano ulteriormente essere aggravati dal perdurare dell’attività dell’oleificio.

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