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Bimbo ferito in un agguato, torna a casa

Basilicata

Il piccolo Antonino Laganà, il bambino di 4 anni ferito in un agguato il 6 giugno scorso, a Melito Porto Salvo, è finalmente tornato a casa dopo le cure al Bambin Gesù di Roma

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E' tornato nella sua casa di Melito Porto Salvo, Antonino Laganà, il bambino di quattro anni ferito lo scorso 6 giugno mentre partecipava ad una recita di fine anno scolastico, da un colpo di pistola sparato da uno sconosciuto contro un pregiudicato.
Assieme ad Antonino, sul velivolo militare, il papà Carmelo, agente penitenziario, la madre Stefania Gurnari, il fratello, la sorella e il deputato Iole Santelli. Il piccolo Antonino, in questi mesi è stato ricoverato nell’ospedale pediatrico Bambino Gesù di Roma, dove è stato sottoposto ad un lungo periodo di riabilitazione. Uno dei colpi sparati dal sicario contro il pregiudicato Francesco Borrello, di 50 anni che nell’agguato rimase ferito in modo non grave, lo aveva raggiunto ferendolo gravemente all’altezza della nuca. Giovedì scorso Antonino, assieme ai suoi familiari aveva assistito ad una seduta della Camera dei deputati che si era occupata della sua vicenda.
«E' finito un incubo, grazie a Dio». Carmelo Laganà, il padre di Antonino, il bimbo ferito a giugno sul lungomare di Melito Porto Salvo non trattiene la commozione nella sua casa del centro del reggino. È una festa in grande stile quella preparata dalla comunità di Melito Porto Salvo che dal pomeriggio di venerdì 6 giugno ha vissuto assieme ai Laganà il dramma del ricovero in gravi condizioni e poi quello del trasferimento nel reparto pediatrico del Bambino Gesù.
A brindare al ritorno a casa del piccolo oltre ai familiari ci sono parenti, amici e tutti i suoi compagni d’asilo, quelli che assieme a lui partecipavano alla recita di fine anno conclusasi così drammaticamente. «A dicembre Antonino dovrà tornare in ospedale a Roma – riesce ad aggiungere Carmelo Laganà con in braccio il bambino – ma adesso è bene che si goda questa festa che allontana mesi di preoccupazioni e di trepidazione».
E' durata 5 mesi la degenza di Antonino Laganà, tra paure e angoscia. La sfortuna e la criminale incoscienza di due sicari aveva voluto che Antonino, figlio terzogenito di Carmelo, guardia penitenziaria, e di Stefania Gurnari, si trovasse sulla traiettoria di un proiettile sparato contro un pregiudicato Francesco Borrello, di 50 anni rimasto ferito alle gambe. Il piccolo era apparso subito in condizioni gravissime: il proiettile lo aveva colpito al volto conficcandosi alla base della scatola cranica. A distanza di due giorni Antonino era stato trasferito da Reggio Calabria nell’ospedale pediatrico Bambino Gesù di Roma, dove in questi mesi ha effettuato la neuro-riabilitazione. Resta però un’emiparesi sinistra.
A distanza di mesi da quel tragico fatto, è la vendetta nei confronti di Borrello l’ipotesi ancora privilegiata dai carabinieri del Comando provinciale di Reggio Calabria per risalire agli autori dell’agguato. Nell’immediatezza del fatto era stata ritrovata l’arma usata, una Walter 7.65 con matricola cancellata, e lo scooter. Gli investigatori si sono concentrati su un duplice omicidio, quello di Santo Carmelo Zampaglione e Giulio Verderame, e sul ferimento di Paolo Foti, avvenuto nel 2004. Borrello, condannato in primo grado per quell'episodio era stato assolto in appello dall’accusa dell’omicidio di Zampaglione mentre gli venne riconosciuta la legittima difesa per il tentato omicidio di Foti e fu condannato a tre anni e quattro mesi per eccesso colposo di legittima difesa per l'omicidio di Verderame.

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