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Eurispes: in Calabria la crisi più grave

Basilicata

La maglia nera va nello specifico alla provincia di Cosenza che sta attraversando uno dei periodi di crisi più seri degli ultimi quattro anni. A presentare lo studio il presidente Rio

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La Calabria e la provincia di Cosenza in particolare stanno attraversando uno dei periodi di crisi più grave degli ultimi 4 anni. È quanto emerge da uno studio dell’Eurispes, presentato oggi dal presidente regioanle dell’istituto di statistiche, Raffaele Rio, e dal presidente della Bcc Mediocrati, Nicola Paldino. «Stando ai risultati dell’indagine relativa all’andamento congiunturale della provincia di Cosenza – scrive l’Eurispes – si è in presenza nel 2007 di una situazione economica difficile, che stenta a risalire. Tale periodo, da considerarsi negativo, si è registrato forse anche alla luce di quegli elementi di debolezza strutturali e di difficoltà in cui versa l’intera economia regionale. Gli imprenditori locali hanno toccato nell’ultimo periodo il punto di crisi più basso degli ultimi quattro anni. In particolare, le imprese cosentine, che già nei dodici mesi precedenti stavano scontando un anno congiunturale non particolarmente positivo, mostrano un allungamento della fase di difficoltà». Sempre secondo l'Eurispes, «si assiste ad una riduzione dell’attività produttiva dovuta principalmente ad una contrazione del portafoglio ordini complessivo (saldo pari a -32,2%). Il calo degli ordinativi e della produttività delle aziende ha, quindi, avuto ripercussioni concrete anche sul giro d’affari (saldo pari a -48,1%) che, nel 2007, ha continuato la discesa già registrata negli anni precedenti. La situazione congiunturale, in affanno già nel 2004, viene confermata dagli imprenditori locali che anche nel 2007 hanno attraversato una situazione decisamente preoccupante, registrando un calo dei principali indicatori con saldi sempre in area negativa». In particolare, secondo lo studio, gli ordinativi hanno seguito un andamento decrescente tra il 2004 e il 2007, con un saldo che nell’ultimo anno di rilevazione ha segnato un picco in area negativa raggiungendo -32,2% (contro il -9,3% del 2004). «Conseguentemente – emerge dall’analisi – anche il fatturato, che già nel 2004 aveva toccato saldi negativi (-22%), segue un trend in forte discesa che precipita considerevolmente nel 2007 (-48,1%). In un siffatto scenario, i livelli occupazionali registrano variazioni consistenti, infatti, le aziende della provincia che nel 2004 avevano registrato un saldo positivo dell’occupazione (+1%), nel corso degli anni hanno gradualmente ridotto l’inserimento di nuovi occupati nelle proprie aziende facendo registrare nel 2007 un saldo negativo dell’indicatore mai raggiunto nel periodo esaminato (-26,9%)». Se complessivamente l’indice di fiducia generale delle piccole e medie imprese cosentine, che anche quest’anno risulta negativo, si mantiene su livelli quasi analoghi a quelli dello scorso anno, sperimentando, comunque, una leggera flessione (3,5) passando dal 57,9 al 54,4, in realtà questo risultato è frutto di tendenze piuttosto contrastanti. «Tali valori – è spiegato nello studio – sono stati ottenuti ponendo come base e valore discriminante 100, valori al disopra di esso indicano un trend positivo valori al di sotto un andamento negativo. Il fenomeno più importante da segnalare è un forte calo del clima di fiducia sui fattori esogeni, in primis la ripresa della situazione economica regionale che rispetto all’anno scorso segna un brusco calo di ben 23,4 punti passando dal 52,6 al 29,2 e sulla situazione generale del settore, che mostra una flessione, anche se meno accentuata, di 13,7 punti, attestandosi al 46,8 a fronte del 60,5 dei dodici mesi precedenti. In termini di propensione all’investimento si verifica un calo di quasi 5 punti: l’indice passa dal 57,7 al 52,9, una tendenza questa, che dimostra più che una cautela una scarsa fiducia tra gli imprenditori, che come più sopra evidenziato, sono molto preoccupati dalla bassa crescita del proprio settore, e ancora di più da una congiuntura economica locale e regionale in forte affanno. In agricoltura, nel 2007 si è registrato uno stato della congiuntura sostanzialmente appesantito dai peggioramenti registrati in termini di fatturato, indicatore fortemente condizionato dalla flessione degli ordinativi che anticipano il prolungarsi di una fase scarsamente dinamica già evidenziata nei periodi precedenti. In particolare, le aziende agricole mostrano una prevalente riduzione del fatturato come segnala il 60% delle imprese intervistate, mentre solo il 10,9% ne ha dichiarato l’aumento; ciò ha determinato un saldo pari a -49,1%, soprattutto influenzato dal trend in discesa del portafoglio ordini, con un saldo negativo pari a -35,2%. «Malgrado dallo scenario di lungo periodo emerga un trend prevalentemente instabile del comparto dell’industria e dell’artigianato, dall’analisi di breve periodo, – sostiene l’istituto di ricerca – considerando un ristretto arco temporale, sia il fatturato che gli ordinativi mostrano un miglioramento delle performance congiunturali e ciò potrebbe rappresentare i prodromi per una effettiva ripresa del comparto in tempi limitati; in particolare, i livelli di fatturato che nel 2006 avevano registrato un picco negativo del saldo (-58,8%), nel 2007 sembrano cambiare rotta (-38,7%), ciò accade anche per gli ordinativi che tra il 2006 e il 2007 registrano un trend del saldo in ripresa (da -46,9% del 2006 a -16,7% nel 2007)». Sempre nel 2007, il settore edile della provincia di Cosenza ha attraversato una fase di stabilità degli indicatori congiunturali.
«Ciò però – evidenzia lo studio - non ha fermato la tendenziale contrazione dei saldi che hanno continuato a registrare valori negativi sempre più consistenti. Nello specifico, l’ultimo anno è stato caratterizzato da una contrazione del portafoglio ordini che, pur registrando una forte stazionarietà (52,8% delle aziende), raggiunge un saldo pari a -19,4%; si aggiunge a tutto ciò il trend del fatturato aziendale, che considerato stazionario nel 2007 per il 30,8% delle aziende, ha continuato il suo periodo di contrazione registrando un evidente saldo negativo e pari a -38,5%. Tale situazione negativa – è l’nalisi dell’Eurispes - può essere stata causata dai costi di produzione che hanno subito un aumento nel corso dell’anno (61,8% delle aziende) facendo registrare un saldo positivo pari a +44,1%, non corrisposto da un’equivalente aumento dei prezzi di vendita che sono rimasti pressochè invariati (saldo nullo). Grosse perplessità per l’occupazione che continua a diminuire nel 34,2% delle aziende (saldo pari a -31,6%), giustificata dalla consistente crescita dei costi relativi al personale (saldo pari a +29,7%). Il rallentamento congiunturale con cui si è aperto l’ultimo anno ha disorientato gli operatori del settore commerciale che negli anni precedenti avevano intravisto uno spiraglio di ripresa. Al contrario, si è andato consolidando un rilevante decremento del fatturato registrato nel 67,7% delle aziende commerciali (saldo pari a -61,3%) e del portafoglio ordini complessivo (domanda) che si è contratto nella metà delle aziende intervistate (saldo pari a -38,9%). «La negativa attività congiunturale – si legge – è riuscita a frenare anche la domanda di lavoro che, pur se affiancata da una repentina riduzione dei costi del personale tra il 2006 e il 2007 (saldo rispettivamente pari a +20% e -12,5%), registra un trend in forte calo che raggiunge il suo minimo proprio nel 2007 (saldo nullo nel 2004 e pari a -28,6% nel 2007)». Dall’indagine svolta emerge una situazione congiunturale che conferma la negatività del trend dal momento che il 46% delle aziende ha dichiarato una diminuzione della domanda (saldo pari a -34,9%), a cui si associa un giro d’affari in netta contrazione nel 53,8% dei casi (saldo pari a -38,5%); bisogna comunque evidenziare in entrambi gli indicatori una cospicua quota di aziende in cui sia gli ordinativi che il fatturato sono rimasti stabili nel 2007 e rispettivamente pari al 42,9% e al 30,8% delle aziende dei servizi. Effetti negativi di tale situazione economica sono stati inevitabili sulla consistenza dei livelli occupazionali, che registra aumenti di personale solo nel 7,8% delle aziende. Sull'intero comparto, infine, pesa la scarsa propensione ad investire manifestata dagli imprenditori del settore: soltanto il 21,5% delle aziende ha realizzato nuovi investimenti nel 2007, quota che risulta in diminuzione rispetto agli anni precedenti e soprattutto rispetto al 2004 quando la quota di aziende che avevano effettuato investimenti raggiungeva il 51,3%. 'internazionalizzazione risulta ancora appannaggio di pochissime imprese, per cui la quasi totalità degli operatori economici locali, molto probabilmente non avvertendo tuttora il bisogno di sostenere i processi di internazionalizzazione, nè si espandono nè si aprono ai mercati esteri. L’analisi dei dati dell’ultima rilevazione evidenzia che per circa l’80% delle imprese locali il principale mercato di sbocco resta il territorio provinciale. Dal campione intervistato si evince, inoltre, che solo il 14,3% rivolge prevalentemente al mercato regionale e a quello nazionale. Infine, soltanto il 5,8% delle aziende campionate sostiene d’essere presente principalmente sui mercati extranazionali (europei ed extraeuropei) e, considerando le variazioni intercorse nel biennio precedente, risultano in calo di quasi un punto percentuale. Quasi un’azienda su tre (31,3%) è del parere che le dimensioni ridotte rappresentano il principale ostacolo all’internazionalizzazione. Il 17,9% ritiene poi che siano i problemi organizzativi i principali ostacoli da affrontare e superare per chi vuole affacciarsi sui mercati esteri, problemi legati al riassetto della struttura organizzativa e tecnica, al posizionamento sul mercato, alla nuova gestione delle risorse umane. Il 16% ritiene estremamente rischioso internazionalizzare, rischio avvertito in termini di maggiori investimenti, maggiori costi e reperimento di nuove risorse finanziarie. Ua percentuale non trascurabile, pari al 10,1%, pone in evidenza ancora la complessità dell’iter procedurale che caratterizza i processi di scambio internazionale e a cui le imprese sembrano non essere preparate. Di secondaria importanza appaiono gli altri fattori elencati, quali la difficoltà ad individuare interlocutori esteri (3,7%), i problemi finanziari (3,4%) la difficoltà di reperire competenze manageriali e tecniche (3,4%) e la scarsa conoscenza delle lingue (1,5%). Dall’analisi della situazione tra i diversi settori si osserva come in tutti gli ambiti di attività nel 2007 rispetto al 2006 si registra una crescita delle imprese che ricorre all’indebitamento bancario; in testa il settore produttivo e artigianale e delle costruzioni rispettivamente con l’81,3% e il 75% di aziende «affidate» e con incrementi pari a 22,6 e 27,6 punti percentuali. A seguire, il settore dei servizi che registra un valore pari al 64,6% e un incremento pari a 21 punti percentuali. I rimanenti settori si attestano su percentuali inferiori: agricoltura +13,7 e con una quota di imprese affidate pari al 61,1% e commercio rispettivamente con il +17,3% e il 63,3 per cento. In tutti i comparti si avverte un inasprimento delle condizioni di finanziamento applicate dal sistema creditizio, che tende ad accentuarsi in maniera considerevole rispetto al periodo precedente. A ravvisare i maggiori incrementi del costo del denaro, considerando i saldi, in testa gli imprenditori edili e quelli dei servizi, con valori pari a +85 e +81,5 per cento, e con un aumento rispetto al 2006, rispettivamente di 23,5 e 19,3 punti percentuali. Meno negativa la situazione nel settore agricolo con un saldo pari al 69% e con l’incremento più basso di imprenditori che denunciano condizioni più restrittive.

(Fonte: Agi)

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