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Agguato a Palmi, grave il figlio sedicenne

Basilicata

Restano gravi le condisioni di Francesco Melara, ferito ieri a Palmi in un agguato in cui è stato ucciso il padre Salvatore

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E' appesa ad un filo la vita di Francesco Melara, di 16 anni, ferito ieri mattina a Palmi in un agguato in cui è stato ucciso il padre Salvatore, di 38 anni, sorvegliato speciale.
Francesco Melara, nel momento dell’agguato, era in auto insieme al padre, che lo stava accompagnando a scuola a Polistena, dove frequenta il primo anno dell’istituto professionale per il commercio. A compiere l’agguato sono state due persone che con la loro vettura, hanno affiancato quella di Salvatore Melara ed hanno sparato con due pistole calibro 38. Una valanga di fuoco che ha investito la mini-auto condotta da Melara non lasciando scampo al pregiudicato.
Due dei colpi hanno raggiunto alla nuca Francesco Melara che non era obiettivo dell’agguato ma che è finito, inevitabilmente, nella traiettoria dei proiettili. Il giovane è stato portato dapprima nell’ospedale di Gioia Tauro da dove, a causa della gravità delle sue condizioni, è stato trasferito subito nel reparto di rianimazione degli Ospedali riuniti di Reggio Calabria. Francesco Melara, quando è arrivato in ospedale, era già in coma ed i sanitari della neurochirurgia hanno deciso subito di operarlo per rimuovere il proiettile che aveva ritenuto e bloccare l’emorragia cerebrale provocata dai colpi di pistola. L’intervento, protrattosi per tre ore, è clinicamente riuscito, ma le condizioni del giovane, che dopo l'intervento è stato ricoverato nel reparto di rianimazione, restano molto gravi e lo stato di coma permane. Restano gli interrogativi sul movente dell’agguato fatto contro Salvatore Melara, considerato un esponente non di primo piano della criminalità della Piana di Gioia Tauro. La Polizia sta scavando nel passato della vittima. Melara, operaio in un’azienda edile dell’area industriale di Gioia Tauro, aveva numerosi precedenti penali e, secondo gli investigatori, sarebbe stato vicino alla cosca Parrello-Condello, contrapposta per anni al gruppo Gallico in una faida che ha fatto decine di vittime.
Una circostanza che fa ipotizzare anche un possibile movente mafioso dell’agguato. A Melara, inoltre, nel 1991 avevano ucciso un fratello, Giuseppe, assassinato, secondo l’ipotesi investigativa fatta all’epoca, per punirlo per una serie di furti compiuti a Palmi che avevano dato fastidio ad esponenti influenti della criminalità organizzata della Piana di Gioia Tauro. Lo stesso Salvatore Melara, inoltre, nel 2002 aveva ferito un carabiniere che avrebbe dovuto notificargli un ordine di carcerazione. Il ferimento di Francesco Melara ha suscitato forte allarme ed una vasta eco di reazioni. Improntato a sconforto il commento di Pasqualina Zaccheria, preside dell’istituto frequentato dal giovane. «Per la Calabria, ormai – ha detto – non c'è piu speranza, è una regione persa». Secondo il presidente della Regione Calabria, Agazio Loiero, «non se ne può più. Quando si spara nel mucchio e si colpiscono innocenti indifesi, bisogna porre con forza il problema della loro tutela». Marco Minniti, ministro dell’Interno del Governo ombra, ha parlato di «barbarie senza fine che mette in discussione diritti primari di civiltà e di libertà. A questo punto serve una reazione dello Stato e della collettività».

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