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Spagnuolo: "non con i tagli si combatte la mafia"

Basilicata

A causa dei tagli della finanziaria nel settore giustizia a partire dal prossimo gennaio, secondo il procuratore di Vibo, "saremo alla bancarotta". Ad entrare per prime in tilt saranno proprio le proc

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«A causa dei tagli della finanziaria nel settore giustizia a partire dal prossimo gennaio saremo alla bancarotta. E ad entrare per prime in tilt saranno le procure, già in affanno per delle 'scoperturè per un terzo delle stesse. Se poi si aggiunge che la legge Mastella non permette di applicare i giovani magistrati, non vedo come si possa parlare di lotta alla mafia». A denunciarlo è il neo procuratore di Vibo Valentia, Mario Spagnuolo (nella foto), intervenuto al convegno su racket, usura e testimoni di giustizia organizzato in occasione dell’arrivo in città della «carovana antimafie».
Nella Procura di Vibo – ha spiegato il magistrato – «tanto per fare un esempio, i più anziani hanno già chiesto il trasferimento. Stando così le cose, non vedo pertanto come si possa andare avanti, come si possa appunto combattere la 'ndrangheta di cui tanto si parla e che nel vibonese annovera una tra le più potenti cosche sia in armi sia in economia».
Per Marisa Manzini, sostituto alla Dda di Catanzaro, l’80% dei commercianti è in mano all’usura, «ma grazie ad alcuni testimoni di giustizia, si stanno aprendo delle brecce». Poche e sempre di meno, invece, i dati delle denunce relative al fenomeno delle estorsioni a cui sono sottoposti gran parte degli imprenditori. E tutto ciò è dovuto al fatto, come ha denunciato l’avvocato Giovanna Fronte, del comitato provinciale di Libera, che la legge antiracket «non funziona». «Una cosa è la legge sulla carta – ha fatto osservare – altra cosa è quando deve essere applicata, specie nella parte che riguarda le cosiddette 'intimidazioni ambientalì. Troppa la burocrazia, troppi i dinieghi, al punto che si rischia di trovarsi nella morsa degli estorsori e della stessa burocrazia».
«Non c'è peggior cosa della mancata applicazione delle leggi», ha lamentato anche il presidente della Confindustria provinciale Franco Arena, parlando di «non certezza della pena» e citando come esempio «coloro che hanno denunciato gli estorsori e che poco dopo se li sono visti di nuovo tra i piedi più baldi di prima».

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