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Crotone: colpo alla 'ndrangheta

Basilicata

La Polizia ha fermato 24 presunti affiliati appartenenti alle cosche di Papanice. Tra loro anche esponenti politici, imprenditori e immobiliaristi. Nel mirino il sostituto procuratore Bruni

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La Polizia di Stato ha fermato 24 presunti affiliati alla 'ndrangheta appartenenti alle cosche della frazione Papanice di Crotone, contrapposte da tempo in una faida. L’accusa nei confronti dei fermati è di associazione per delinquere di tipo mafioso, detenzione illegale di arsenali di armi da fuoco, estorsioni e danneggiamenti contro imprenditori locali e traffico di stupefacenti del tipo eroina, cocaina, hascisc e marijuana. L’operazione, condotta con l’ausilio di attività tecniche, telefoniche ed ambientali, oltre che con l’apporto di alcuni collaboratori di giustizia, ha permesso anche di rinvenire sei arsenali di armi e munizioni, anche da guerra, oltre ad un’intera piantagione di marijuana del valore di un milione e 200 mila euro. I fermi, eseguiti dal Servizio centrale operativo e dalle Squadre Mobile di Crotone e Catanzaro, con il concorso di altre questure della Calabria e altre regioni, e l’ausilio dei Reparti prevenzione crimine, ha disarticolato anche il potente cartello criminale dei Papaniciari, che si apprestava a divenire egemone nella città di Crotone. Tra gli indagati anche alcuni politici locali: Giuseppe Mercurio, consigliere comunale del Pd; Franco Sulla, ex assessore comunale al Bilancio, all’epoca in quota Udc; l’ex sindaco reggente Armando Riganello. Tra le persone coinvolte anche esponenti del mondo economico ed imprenditoriale, tra i quali Roberto Fortunato Salerno, presidente della Camera di Commercio di Crotone, e l’immobiliarista Enrico Romanò. Sono indagati per concorso esterno in associazione mafiosa per aver, a vario titolo, interloquito con i clan interessati alla realizzazione del progetto Europaradiso, un grosso insediamento turistico proposto da una società istraeliana, poi accantonato. Le cosche di Crotone, inoltre, avevano avviato una colletta per assoldare un killer che avrebbe dovuto uccidere il sostituto procuratore Pierpaolo Bruni. Il particolare emerge da alcune intercettazioni telefoniche ed ambientali contenute nel provvedimento di fermo che ha portato stamani ad una ventina di arresti di appartenenti alle cosche della frazione Papanice di Crotone, contrapposte da tempo in una faida. Nelle intercettazioni ambientali e telefoniche, secondo quanto si è appreso, si fa riferimento ad un bazooka e ad un fucile di precisione che dovevano essere utilizzati per uccidere il magistrato. Le conversazioni tra esponenti delle cosche crotonesi sono state successivamente confermate da un collaboratore di giustizia. Il sostituto procuratore della Repubblica di Crotone, Pierpaolo Bruni (nella foto), è da diversi anni impegnato in indagini contro la criminalità organizzata. Bruni è impegnato anche in alcuni processi che hanno già portato a pesanti condanne per i boss della 'ndrangheta crotonese.

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