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'Ndrangheta, la Procura indaga sui ristoranti d'oro

Basilicata

L'organizzazione criminale investe enormi quantità di dennaro per l’acquisto di locali commerciali di prestigio in diverse città italiane al fine di riclare i sui capitali

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La 'ndrangheta investe ingenti capitali per l’acquisto di locali commerciali di prestigio in diverse città italiane al fine di riclare i sui capitali. Si questa ipotesi, a quanto si apprende, indaga la procura distrettuale antimafia di Reggio Calabria in collaborazione con i magistrati di diverse città italiane del centro e del nord. Nel mirino dei clan sarebbe finito anche lo storico 'Cafè de Paris' di via Veneto, a Roma. La notizia è evidenziata oggi dal quotidiano «La Repubblica», ma già nei giorni scorsi l’attività investigativa condotta dalla Guardia di Finanza nella Capitale aveva fatto emergere l’acquisto da parte di uomini legati ai principali clan della mafia calabrese del ristorante 'Alla Rampà, di piazza di Spagna, ai piedi della scalinata di piazza Mignanelli. Le indagini, a quanto si apprende, sarebbero state estese a diverse città italiane con le quali la Dda di Reggio Calabria sta collaborando al fine di individuare i canali di riciclaggio del denaro incassato dai clan attravetrso le attività illecite, in particolare il traffico di droga. L’udienza davanti al tribunale di Roma (sezione delle misure di prevenzione) per l’esame della richiesta avanzata dal pm Salvatore Vitello di sequestrare il ristorante «Alla rampa», e vietare il soggiorno nella capitale ai titolari della società che gestisce il locale (Cesare Romano Pasquali e gli omonimi Domenico Giorgi, uno del '60, l'altro del '63) è fissata per il 9 dicembre. La procura ritiene che i tre siano in qualche modo legati al gruppo calabrese Pelle-Vottari e quindi «pericolosi socialmente». Dagli accertamenti eseguiti dagli investigatori risulta che il valore del ristorante sarebbe stato risultato sproporzionato rispetto ai redditi dichiarati da che ne avrebbe il controllo. Di diverso avviso la difesa che ha prodotto al tribunale ampia documentazione da cui emerge «la liceità e la legittimità dei flussi di denaro provenienti dalla Germania, in relazione ad attività da tempo avviate a Erfurt, tutti dichiarati fiscalmente in modo corretto e trasparente». Al vaglio degli inquirenti della Dda, che da tempo indaga sulle infiltrazioni mafiose nella capitale, ci sono altre posizioni e non è escluso che possano essere richieste misure di prevenzione per altri immobili appartenenti a persone sospettate di collegamenti con la criminalità organizzata.

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