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De Magistris, ora Catanzaro indaga su Salerno

Basilicata

Sequestri incrociati di atti delle inchieste. Divergenze tra gli uffici sulla competenza. Procuratore e sostituti campani “avvisati” per abuso e interruzione di pubblico ufficio

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Per sette magistrati indagati a Catanzaro dalla Procura di Salerno, altri sette sono indagati a Salerno dalla Procura generale di Catanzaro. In una guerra tra toghe che procede senza esclusione di colpi. Con accuse reciproche e sequestri incrociati di atti relativi alle due maxi inchieste “Poseidone” e “Why
not”.Sono queste le ultime scosse telluriche del “terremoto De Magistris”, che, ieri mattina, hanno indotto il procuratore generale di Catanzaro Enzo Jannelli e i sostituti procuratori Alfredo Garbati, Domenico De Lorenzo e Salvatore Curcio ad apporre la propria firma in calce a sette avvisi di garanzia già partiti alla volta della Procura di Salerno. Destinatari: il procuratore capo, Luigi Apicella,
e i sostituti procuratori Dionigio Verasani, Gabriella Nuzzi, Patrizia Gambardella, Roberto Penna, Vincenzo Senatore e Antonio Centore. Abuso d'ufficio e interruzione di pubblico ufficio sono le ipotesi di reato legate all'iniziativa
giudiziaria assunta dai magistrati campani con il blitz di lunedì mattina al palazzo di giustizia del capoluogo calabrese, dove i sigilli erano stati apposti ai voluminosi fascicoli delle due inchieste avocate all'ex pm Luigi de Magistris
per motivi ritenuti illeciti e finalizzati a delegittimare, disintegrare la carriera del magistrato in questione, allo scopo di ottenerne il trasferimento da Catanzaro, effettivamente disposto dal Csm lo scorso mese di giugno. Questo il fulcro del provvedimento di 1700 pagine, notificato lunedì non solo ai vertici della Procura generale di Catanzaro, ma anche al procuratore aggiunto dell'Ordinaria, Salvatore Murone, all'Avvocato dello Stato Dolcino Favi, al giudice civile Bruno Arcuri, all'avvocato parlamentare Giancarlo Pittelli e all'imprenditore Antonio Saladino, accusati, a vario titolo, di aver preso parte al complotto contro l'ex pm, oggi in servizio presso il Tribunale del riesame di Napoli. Un provvedimento eversivo, lo aveva definito nell'immediatezza il
procuratore Jannelli, che ieri ha ribadito di aver «reagito ad un atto, proveniente dalla Procura di Salerno, finalizzato alla destabilizzazione e all'eversione dell'istituzione dello Stato. C'è stato un attacco inaudito all'esercizio giurisdizionale - ha incalzato -, così come non era mai accaduto
nella storia. Si è cercato di espropriare un processo in corso a questa Procura». Il riferimento del massimo vertice della magistratura calabrese va all'inchiesta “Why not”, rispetto alla quale nei giorni scorsi la Procura generale aveva fatto sapere di essere ormai in dirittura d'arrivo salvo, lunedì, dover cedere il passo ai carabinieri del Reparto operativo di Salerno che, coadiuvati dai poliziotti della Digos, avevano provveduto ad appropriarsi delle
migliaia di carte del procedimento in questione, di fatto bloccandone l'evoluzione processuale. Carte reclamate, ieri mattina, dai magistrati catanzaresi che, come contromossa, le hanno sottoposte ad ulteriore provvedimento di sequestro, bloccando così a loro volta l'attività dei carabinieri ancora impegnati ad effettuare l'indicizzazione dei documenti. «La Procura generale di Catanzaro ha sempre operato nella legalità e nell'autonomia e non poteva rimanere
ferma davanti ad un'offesa. Si trattava del rispetto dell'ordine giudiziario», ha affermato al proposito il procuratore generale, Enzo Jannelli, che ha aggiunto: «Se qualcuno entra nella mia Procura e commette dei reati noi siamo competenti ad intervenire». Competenza che, invece, secondo il codice penale, spetterebbe ai giudici di Napoli, chiamati a indagare sui colleghi di Salerno. Ecco perché, alla fine, la Procura di Catanzaro potrebbe essere costretta a
trasmettere gli atti alla Procura partenopea che, tuttavia, alla fine, potrebbe
essere costretta a sua volta a passarli a Roma, dal momento che a Napoli si trova ora Luigi De Magistris, salvo che le contestazioni ai sette magistrati di Salerno vengano considerate unicamente in relazione alle perquisizioni sui colleghi calabresi, dunque senza che Luigi de Magistris risulti persona offesa, nè
indagato. Invece, nel caso in cui verrà preso in considerazione il fatto che de Magistris è parte offesa e denunciante nel procedimento connesso a quello che ha portato alla perquisizione degli uffici giudiziari di Catanzaro, competente ad indagare sulle toghe di Salerno sarà la Procura di Roma. Nessun commento, invece, dal Procuratore della Repubblica di Salerno, Luigi Apicella, che all'Ansa si limita a dire che «la situazione è molto delicata, delicatissima».

Stefania Papaleo

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