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In mostra Cozza, Mattia e Gregorio Preti

Basilicata

Sarà inaugurata martedì 16 dicembre a Catanzaro nel Complesso Monumentale San Giovanni una rassegna espositiva dedicata ai pittori calabresi del Seicento

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Martedì prossimo, 16 dicembre, si inaugura alle 17,30 a Catanzaro nel Complesso Monumentale San Giovanni una ampia rassegna espositiva dedicata ai più grandi pittori calabresi del Seicento, attivi a Roma Francesco Cozza, Mattia e Gregorio Preti. L’esposizione, voluta dalla Regione Calabria e dalla Città di Catanzaro, con il contributo del Comitato Nazionale per le celebrazioni del III centenario della morte di Mattia Preti, presieduto da Vittorio Sgarbi, è organizzata dalla Soprintendenza per i Beni Storico Artistici ed Etnoantropologici del Lazio, diretta da Rossella Vodret. In diretta continuità con l’esposizione dedicata a Francesco Cozza tenutasi a Roma, nella prestigiosa sede di Palazzo Venezia, la mostra curata da Rossella Vodret e Giorgio Leone, intende mettere in luce l’opera del pittore calabrese, attraverso l’esposizione di opere certe – firmate, documentate, citate dalle fonti antiche, e incontestabilmente attribuite -, in modo da poter mettere in evidenza con più facilità il suo stile e il reale apporto dato al variegato panorama artistico seicentesco. Francesco Cozza, un illustre concittadino non sufficientemente conosciuto e celebrato in patria, nato a Stignano nel 1605, si trasferì a Roma alla fine degli anni venti del secolo per frequentare la fiorente bottega del Domenichino, celebre pittore del quale fu allievo e collaboratore, assimilandone come tratti distintivi i caratteri stilistici del classicismo bolognese. Parente di Tommaso Campanella – del quale in mostra è presente il celeberrimo ritratto ricordato dagli storici calabresi del Seicento e del Settecento -, Francesco Cozza è definito dallo storico Giovan Battista Passeri «intelligente e studioso». Il pittore fu molto apprezzato dalla committenza romana e Mattia Preti lo considerò tra i pittori più eccellenti di Roma, quando si trovò a lavorare nel Palazzo Doria Pamphilij a Valmontone, dove Cozza aveva affrescato la «Stanza del Fuoco» tra il 1658 e il 1659.

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