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Maxi inchiesta pedopornografia, coinvolta la Calabria

Basilicata

Alcuni utenti avrebbero scaricato da Emule, la discografia di un noto gruppo cubano, ma all'interno avrebbero trovato materiale pedopornografico

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Collegati a "e-Mule", il più noto sistema di condivisione dei file, hanno scaricato la discografia dei Buena vista social club, noto gruppo cubano. Ma anzichè musica, all’interno hanno trovato una 'pedo-collection' con file distinti in base all’età dei bambini (dai tre ai dieci anni) ritratti in pose hard.
È quanto è successo ad alcuni internauti che si sono rivolti alla polizia postale di Bologna. Così dopo mesi di indagini a livello nazionale, sono state arrestate cinque persone, indagate 33 e sequestrati circa 10 mila tra foto e video, definiti dalla polizia «particolarmente scabrosi».
L’inchiesta è partita l’estate scorsa e ha permesso di arrestare in flagranza di reato cinque uomini, tutti incensurati sui 30-40 anni e residenti nelle province di Ferrara, Reggio Emilia, Mantova, Vicenza e Reggio Calabria. Due di loro al momento dell’arresto stavano scambiando materiale pedopornografico, gli altri avevano un’ingente quantità di video e foto.
Complessivamente quelle rintracciate sono circa 10 mila. Una mole enorme che, vista anche la crudezza delle immagini, ha fatto scattare l’arresto (provvedimento facoltativo e deciso di volta in volta dalla procura tanto che, secondo gli investigatori bolognesi, un sesto arresto è stato chiesto ai magistrati di Como ma negato).
Altre 33 persone – da diciottenni a pensionati, residenti in Piemonte, Liguria, Lombardia, Veneto, Toscana, Lazio, Campania, Basilicata, Puglia, Calabria, Sicilia e Sardegna – sono state indagate sempre per il reato di detenzione e divulgazione di materiale pedopornografico.
Perciò per mesi gli agenti della polizia postale, coordinati dal sostituto procuratore Giuseppe Di Giorgio della procura di Bologna, hanno prima scandagliato la rete per cercare di conoscere il contenuto del file chiamato 'Buenavista social club' (non sempre all’etichetta del documento corrispondeva il materiale hard), poi fatto una scrematura tra quanti avevano già scaricato quel materiale o lo stavano facendo e quanti lo condividevano. In effetti come hanno spiegato gli agenti, in fase di download di un file, si può cambiarne il nome. Un escamotage seguito dai più scaltri per evitare guai con la giustizia, ma non da tutti. Alcuni infatti avevano nel loro computer la 'pedo-collection' in originale. E all’interno volti e corpicini di bambini ignari.

(Fonte: ANSA)

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