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Gutenberg, la Cattolica si dichiara estranea ai fatti

Basilicata

L'Università romana prende posizione in merito all’inchiesta sui falsi infermieri e sui test di ammissione alla facoltà di Medicina e Chirurgia, condotta dalla procura di Cosenza

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Fiducia nell’operato della magistratura ma anche ferma volontà di chiedere «adeguati risarcimenti (da destinare alla cura dei malati del Policlinico Gemelli) a tutti quei soggetti che hanno diffuso false informazioni». L'Università Cattolica del Sacro Cuore prende posizione, con una nota ufficiale, in merito all’inchiesta sui falsi titoli per infermieri e sui test di ammissione alla facoltà di Medicina e Chirurgia, condotta dalla procura di Cosenza e denominata 'Operazione Gutenberg', in cui sono coinvolte persone che avrebbero prodotto ed esibito titoli accademici falsi riferibili all’Ateneo. La Cattolica, quindi, intende chiedere i danni di immagine «a tutti coloro che saranno riconosciuti responsabili di ogni ricaduta negativa sull'attività didattica, scientifica e assistenziale dell’Ateneo. A tale scopo - si legge in una nota - il Rettore, prof. Lorenzo Ornaghi, ha dato mandato agli avvocati Fabrizio Abbate e Loretta Innamorati di tutelare in ogni sede i diritti e gli interessi dell’Università, che è totalmente estranea a tali falsi, ed è dunque parte lesa, anche per l’arbitrario accostamento effettuato da alcuni organi di stampa tra chi ha falsificato e chi è stato danneggiato dal falso». Dalle indagini è emerso che i titoli in infermieristica falsificati - 70 finora quelli scoperti, di cui solamente 11 falsamente attribuiti all’Università Cattolica sono stati prodotti già negli anni '90 da soggetti completamente estranei all’Ateneo. In merito, invece, al filone dell’inchiesta relativo alla presunta cessione dei test per l’accesso a corsi di laurea della Facoltà di Medicina e Chirurgia, l’Università Cattolica del Sacro Cuore sottolinea con soddisfazione come il gip di Roma, dopo accurata ricostruzione dei fatti e riscontri di circostanze, nel rigettare le richieste del Pm e nel disporre l'immediata liberazione di Antonio Pongetti, dipendente dell’Università, scriva che «non vi sono indizi, men che meno gravi e anzi vi è la prova del contrario». «Insomma gli elementi di sospetto ingenerati dalle intercettazioni sono stati smentiti dalle produzioni difensive».

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