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Criaco nella rete della polizia

Basilicata

Arrestato ad Africo il super latitante della cosca Cordì ricercato da undici anni. Ha cercato di fuggire in pigiama lungo il tetto della mansarda che gli faceva da nascondiglio

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Ha tentato di fuggire per i tetti. Non smentendo la sua natura di primula rossa
della ‘ndrangheta. Stavolta però gli andata male. Pietro Criaco non ha avuto
altra scelta che quella di arrendersi agli uomini della polizia. E’ stato tirato giù dalla copertura della mansarda nella quale era nascosto. Ancora in pigiama,
illuminato dalla fotoelettriche che gli uomini dei commissariati di Bovalino e Siderno avevano piazzato tutti intorno al palazzo nel quale si nascondeva. Ad
Africo, al numero 7 di via Silvio Pellico la notte è finita poco dopo le 5. Quando è stata portata a termine il blitz nel fabbricato di tre piani di proprietà di alcuni parenti del latitante, arrestati per favoreggiamento.
La cattura di Pietro Criaco, 36 anni, in fuga dal 1997, segna «una importante
vittoria degli uomini dello Stato», dice il questore Santi Giuffrè: «Non un
caso, ma il frutto di un lavoro pianificato nel tempo, metodico». A dispetto della giovane età Criaco era inserito nell’elenco dei trenta più pericolosi ricercati italiani. Braccato a seguito di una condanna definitiva per tentato omicidio e associazione mafiosa. Nella mansarda era in compagnia della compagna Nadia Romeo e dei due figli. Niente armi e nessun documento, segno che si sentiva
relativamente sicuro. Ancora in pigiama è stato portato negli uffici del
commissariato di Bovalino dove gli sono stati notificati due provvedimenti restrittivi per altrettante condanne definitive a 19 anni di carcere. Il pericoloso latitante, secondo la polizia, è uno degli elementi di spicco della consorteria dei Cordì di Locri. «Un Killer pericolosissimo», afferma il procuratore di Reggio Calabria Giuseppe Pignatone. Figlioccio del defunto Cosimo Cordì, non era un mero esecutore materiale. Per il capo della Mobile Renato Cortese, si tratta di «un personaggio di primo piano del clan, di uno che aveva scalato la vetta dell’organizzazione». Qualche giorno prima Natale, gli uomini della questura hanno stretto il cerchio attorno ai presunti favoreggiatori - assieme a Criaco sono finiti in carcere tre persone: padre e due figli - e questa mattina, dopo essere penetrati ad Africo, hanno fatto irruzione nell’abitazione di Giovanni Mollica, 58 anni. La famiglia Mollica è stata colta nel sonno, ma nel loro appartamento tutto è sembrato normale. E’ stato deciso di salire in mansarda,
ma i Mollica hanno riferito di non essere in possesso delle chiavi. A quel punto
la polizia, dopo aver sfondato la porta, ha fatto irruzione. L’appartamento è
ancora rustico e mentre veniva eseguita la perquisizione dei vari locali è stato
sentito un rumore proveniente dal terrazzino. Un attimo ancora ed è stato notato
qualcuno che tentava salire sul tetto della palazzina. A quel punto, con la
costruzione circondata, il latitante si è fatto arrestare senza opporre resistenza. «Gli uomini e le donne della polizia di stato hanno lavorato con straordinario impegno e con forte spirito di sacrificio e di responsabilità», ha detto Pignatone. Come accennato, assieme a Pietro Criaco sono finiti in carcere Giovanni Mollica, 60 anni, ed i figli Salvatore di 20 e Pietro di 25, mentre altre due persone sono state denunciate a piede libero. Il procuratore, il questore e il capo della Mobile hanno avuto parole d’elogio per il capo della sezione criminalità organizzata Renato Panvino, per il dirigente del commissariato di Bovalino Luciano Rindone e per quello di Siderno, Luigi Silipo.

Giuseppe Baldassarro

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