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Caso De Magistris, forse trasferito Apicella

Basilicata

Il caso sarà all’esame del Csm il 10 gennaio. È presumibile che siano state avviate istruttorie su altri magistrati coinvolti nello scontro tra le procure di Catanzaro e Salerno

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«Trasferimento ad altra sede e destinazione ad altre funzioni»: una tegola pesante colpisce il procuratore della Repubblica di Salerno, Luigi Apicella, uno dei protagonisti dello scontro con la procura di Catanzaro sulle inchieste condotte dall’ex pm del capoluogo calabrese Luigi De Magistris. A chiedere al Csm la sua rimozione «urgente» è il Pg della Cassazione, Vitaliano Esposito, titolare con il ministro della Giustizia dell’azione disciplinare contro le toghe. Il caso sarà all’esame della sezione disciplinare del Csm il 10 gennaio con una camera di consiglio straordinaria che si svolgerà a porte chiuse. È presumibile che la procura generale della Suprema Corte abbia avviato istruttorie, non ancora concluse, su altri magistrati coinvolti nello scontro tra le procure, culminato nel blitz negli uffici giudiziari di Catanzaro e il sequestro degli atti disposto dalla procura di Salerno, al quale i magistrati hanno risposto con un contro-sequestro e l’iscrizione nel registro degli indagati dei loro colleghi campani. Non è quindi da escludere che all’atto di incolpazione con richiesta di misura cautelare urgente a carico di Apicella ne facciano seguito altre. Al Csm è già aperta dal 6 dicembre scorso la procedura per il trasferimento di ufficio di Apicella per incompatibilità funzionale e ambientale:se ne sta occupando la prima commissione che ha deciso iniziative analoghe anche nei confronti del pg di Catanzaro, Enzo Iannelli, e di altri cinque magistrati (due di Salerno e tre di Catanzaro). Otto giorni fa la commissione ha convocato Apicella e Iannelli per contestare formalmente le accuse e ascoltare le loro ragioni. Apicella ha rifiutato di rispondere limitandosi a consegnare una memoria in cui rivendica la correttezza delle suo operato come di quello dei suoi collaboratori. «Non possono essere addebitate al mio ufficio – ha sottolineato – le conseguenze del corto circuito causate dalle anomale iniziative di altri». A sollecitare iniziative disciplinari da parte del Pg della Cassazione e del Ministro era stato d’altronde lo stesso Csm dopo un primo giro di audizioni dei magistrati protagonisti della 'guerrà tra procure. Sia il pg della Cassazione sia il ministro della Giustizia, Angelino Alfano hanno chiesto le trascrizioni delle audizioni. Le due istruttorie hanno proceduto parallelamente. Se Esposito è già arrivato a una sua prima conclusione, gli ispettori di Alfano – a quanto si è appreso – sono ancora al lavoro, pur avendo già rilevato profili sanzionabili dal punto di vista disciplinare, tra cui le modalità delle perquisizioni a carico dei magistrati di Catanzaro (uno di essi, Salvatore Curcio, sarebbe stato fatto denudare),e il sequestro di un intero fascicolo giudiziario (l'inchiesta Why not) considerato come corpo del reato. Lo scontro tra le procure di Salerno e Catanzaro è scoppiato all’inizio del mese. Il 4 dicembre – definendo la vicenda “senza precedenti» – il Capo dello Stato Giorgio Napolitano, che è anche presidente del Csm, aveva sollecitato dagli organi di vertice dell’ordine giudiziario «specifiche iniziative dirette a superare la paralisi della funzione processuale». Il 9 dicembre lo stesso Pg della Cassazione, dopo aver svolto il ruolo di mediatore, aveva reso noto che tra le due procure era stato raggiunto un accordo che aveva consentito «il ripristino, mediante idonee iniziative processuali, della 'condizioni per il pieno esercizio della giurisdizione», in sostanza il dissequestro degli atti. La tregua apparente non ha però fermato il meccanismo avviato dal Csm e dai titolari dell’ azione disciplinare per stabilire le responsabilità e decidere di conseguenza.

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