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Dura condanna di don Edoardo Scordio alla mala

Basilicata

Il parroco di Isola Capo Rizzuto nel corso del tradizionale Te Deum di fine anno ha bordato contro la criminalità organizzata partendo dall'omicidio compiuto la sera prima di Capodanno

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«Non abbiamo il diritto di giudicare quello che succede nel mondo o quello che è successo il 30 dicembre a Isola, ma dobbiamo imparare a guardare con gli occhi di Gesù Cristo». Questo il commento di don Edoardo Scordio nel corso del tradizionale «Te Deum» di fine anno, nel Duomo cittadino di Isola Capo Rizzuto. «Non possiamo commentare semplicemente, interessarci del pettegolezzo e della cronaca dell’evento – ha continuato il parroco riferendosi all’omicidio compiuto la sera prima di capodanno a Isola – ma imparare a parlare con il cuore e la mente per capire che esistono dei mali terribili, fuorvianti. Di questi gravi eventi dobbiamo ricercare le cause e chiedere allo Spirito Santo come affrontare la cattiveria per trovare la salvezza». Parole forti, che provengono proprio alla fine dell’anno e a seguito di un grave episodio sanguinoso che ha lasciato sgomenta la popolazione: «Siamo abituati a parlare degli episodi drammatici per qualche giorno e poi dimentichiamo tutto. Non diamo giudizi affrettati e superficiali, ma impariamo a guardare con gli occhi di Cristo, quando ha guardato l’umanità dalla Croce». Don Edoardo ha poi sottolineato l’importanza di armonizzare il tempo per ottenere l'eternità. «Perchè ci preoccupiamo del futuro? – ha chiesto - Perchè vorremmo che tutto fosse sicuro, tranquillo. Ma Dio ci proietta verso l’eterno, donandoci la resurrezione, che appartiene a coloro i quali non si lasciano impaurire da ciò che nel tempo è la fine: la morte. La sofferenza, l’insuccesso il dolore, la solitudine, sembrano non valorizzare il tempo, ma non è così per il Signore. Tutto ciò che ci proietta a Lui ci rende eterni. Tutto viene da Dio, ma noi spesso difficilmente mettiamo insieme tutto ciò che ci circonda collegandolo a Lui».

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