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Affare San Carlo per la Chiorazzo holding

Basilicata

Gli incontri con Araneo e l’assessore Potenza. I sospetti della procura su una gara da 25 milioni di euro vinta dalla cooperativa Auxilium

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Nella nuova sede della cooperativa sociale Auxilium, in via Gramsci a Senise, Pietro Chiorazzo, quarantenne single che viaggia in suv e ha amici nel centrosinistra lucano, non lo vedono da un po'. C'è chi sostiene che si sia dimesso dal suo incarico di presidente. Parlare con lui passando per il centralino è impossibile.
Così come è inutile chiedere il suo numero di cellulare. Qualche tempo fa Auxilium ha tentato il grande colpo all'Ospedale San Carlo. Un appalto da 25 milioni di euro per i servizi di pulizie, di facchinaggio e di consegna dei pasti ai malati.
Pietro Chiorazzo partecipa alla gara costituendo un'associazione temporanea d'impresa con la Naer servizi Srl, una piccola impresa controllata dalla società
La Cascina. Angelo Chiorazzo è suo fratello. Ha 35 anni e, come imprenditore, ha fatto più fortuna. E' il vicepresidente della cooperativa “La Cascina”. A Senise ricordano«che qualche anno fa organizzò un grande convegno con Andreotti». E si vocifera che il divo Giulio sia proprio il suo testimone di nozze. Da sempre sulle posizioni di Comunione e liberazione, è da poco transitato nel Pdl. «Da quando ha lasciato Clemente Mastella», dicono. «Di Clemente era così intimo da aver organizzato più di un incontro con il cardinale Tarcisio Bertone». Un'attività che nel vecchio Udeur gli era costata il soprannome di «vaticanista».
Ma è anche uno che da del tu a Gianni Letta. Per il mega appalto del San Carlo l'Ati dei fratelli Chiorazzo è molto quotata. Ma a volte i curriculum non bastano. Serve una spintarella. E in Basilicata la politica può tutto. Alla procura interessa proprio questo aspetto. Il sostituto procuratore Henry John Woodcock ha il sospetto che qualche aiuto i fratelli Chiorazzo l'abbiano avuto.
Mario Araneo è l'addetto all'ufficio di rappresentanza della presidenza della giunta regionale lucana a Roma. I due fratelli sanno che ha ottimi rapporti con il governatore Vito De Filippo.
E' con lui che vogliono parlare. Ma per qualche mese ogni spostamento dei due dell'albergo. L'incontro importante è fissato per il giorno successivo. Vito De Filippo è in vacanza a Maratea. L'appuntamento è «alle dieci e mezza al porto». Ma Vito non c'è. La chiacchierata continua in una villa. I poliziotti documentano anche l'arrivo di Mario Totaro, l'ingegnere di Senise poi nominato commissario del Parco della Val d'Agri e sospeso dopo un ricorso al Tar. Per i Chiorazzo sembra una debacle. Ma il giorno successivo sul cellulare di Pietro arriva un sms: «La cena è andata in modo straordinario. Buona domenica fratello».
Sostiene il magistrato: «L'azienda ospedaliera San Carlo ha già aperto le buste della gara d'appalto». E' la fase preliminare. L'ufficio economato ha ammesso le società dei Chiorazzo ed escluso altre due ditte. Ma i due fratelli hanno anche delle grane con le organizzazioni sindacali. Per quelle hanno bisogno di parlare con l'assessore alla Sanità Antonio Potenza. Il tramite è proprio un funzionario dell'ufficio economato: Nicola De Chiara. Anche questo incontro sembra andare bene. Forse Chiorazzo spende il nome di Mario Araneo. E con lui, infatti, commenta a telefono. Araneo: «Tutto in ordine?». Chiorazzo: «Stava sugli attenti quell'amico tuo oggi». Araneo: «ah, hai visto?». Chiorazzo: «Non ha detto una parola quando ha sentito il nome tuo». Araneo: «Era pure ora che cominciava».
Le cose cominciano ad andare per il verso giusto. I fratelli Chiorazzo parlano di appalti milionari a telefono. Pietro: «Oh, ti volevo dire che la prefettura ci paga...». Angelo: «Ah, quando?». Pietro: «Dopodomani ci paga tre milioni come minimo». Poi, in un'altra chiamata: «E' stata una giornata importante. Abbiamo vinto all'Università la Sapienza per i prossimi cinque anni un'altra volta tutte le mense e in più abbiamo vinto anche a Rieti... poi abbiamo vinto all'Aquila, per i prossimi quattro anni a un prezzo superiore». Soldi. Tanti soldi. Come quelli incassati con la «trattativa privata» per la gestione del centro che accoglieva i rifugiati politici eritrei e somali a Policoro.
Ma questo è un altro capitolo dell'inchiesta di Woodcock.

f.amendolara@luedi.it

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