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Sul letto di dialisi con il cappotto

Basilicata

Stigmatizzata anche la persistente carenza di personale infermieristico e ausiliario. A denunciarlo, con amarezza e rabbia, è stato un paziente della provincia di Vibo Valentia

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Un reparto ben ristrutturato, con fior di soldi, non molto tempo addietro, nel
quale però chi avesse bisogno di ricoverarsi farebbe bene a portarsi dietro delle
pesanti coperte di lana. Sì, perché in quel reparto dello Jazzolino l’impianto di
riscaldamento e condizionamento, come detto di nuova costruzione, non funziona. Stanze di degenza dunque al freddo (e di questi tempi è tutto dire) e i pazienti che si arrangiano come possono, chi con coperte, chi, addirittura, stendendo sul letto il proprio cappotto…
E’ questo il caso di Franco Genco, 50 anni, di Polia, da quattro anni in dialisi,
che ieri mattina di fronte al freddo pungente, non ce l’ha fatta più ed ha deciso di denunciare pubblicamente una serie di disfunzioni che, a suo dire, rendono
problematica la degenza in questo reparto che, pure, a prima vista, desta nel complesso una positiva impressione. Non c’è pace dunque per lo Jazzolino: non si fa in tempo a ristrutturarne una parte che in qualche altra scoppia una grana.
Troviamo Genco steso sul letto, attaccato alla macchina della dialisi. Sulle gambe, a causa del freddo che si fa indubbiamente sentire, per rinforzare l’esigua copertura termica ospedaliera ha messo il suo cappotto. «L’impianto di condizionamento dell’aria è fuori uso – lamenta – e perciò a seconda delle condizioni climatiche qui dobbiamo soffrire il caldo o, come oggi, il freddo. Una situazione che soprattutto di notte diventa intollerabile, tanto che stanotte una paziente ricoverata, di Vena, ha deciso di andarsene a casa. Stamattina, quando sono arrivato, ho chiamato la polizia, hanno annotato tutto, spero che qualcosa si
muova. Ho telefonato anche alla direzione sanitaria, una signora mi ha assicurato
che ne avrebbe parlato subito col commissario Curia. Ho chiamato poco fa anche alla segreteria del commissario chiedendo di parlare con lui ma non me l’hanno passato, mi hanno detto che era impegnato. Poco dopo però mi ha chiamato lui anche se devo dire che la risposta non mi ha convinto. Mi ha detto infatti che faranno riparare l’impianto ma quando ho chiesto quando ciò potrà avvenire mi ha ripetuto solo di stare tranquillo che provvederanno». Genco però non si ferma
qui, sotto tiro è anche la carenza di personale infermieristico e ausiliario che
grava sulla funzionalità del reparto: «Due infermieri sono andati in pensione,
qualcun altro è in malattia, di conseguenza in servizio sono davvero in pochi. E
qui invece, data la complessità delle macchine, occorrono infermieri in numero
sufficiente e altamente specializzati, invece a volte ci troviamo con persone che
non sanno gestire le apparecchiature. Senza contare gli ausiliari ridotti al lumicino tanto che non è possibile assicurare il servizio festivo. Allo Jazzolino il rapporto medici-infermieri è quasi di 1 a 1 mentre il rapporto corretto dovrebbe essere 1 a 4, o almeno a 3. Leggiamo che l’azienda ha bandito i concorsi per assumere medici, perché piuttosto non assume infermieri e operatori sociosanitari? Pensi che a volte arriviamo qui e troviamo il letto in disordine tanto che non è infrequente il caso di chi deve farselo da solo». Una carenza, aggiunge Genco, ripetutamente fatta presente all’Asp dai responsabili
del reparto ma senza risultati. Da qui l’appello al commissario Curia a bruciare i tempi e a dare subito seguito, intanto, alle assicurazioni sul ripristino
dell’impianto di condizionamento nonché a riservare al reparto di nefrologia(l’unico della provincia, al quale afferiscono pazienti anche dalle limitrofe
zone della Piana e del Lametino) una maggiore attenzione, con una tempestiva
assegnazione di nuove unità di personale infermieristico e socio-sanitario. «Spero che il mio appello venga accolto – conclude Genco, battagliero –altrimenti sono pronto ad interessare la procura e i media nazionali». Cose, queste, di cui in verità il tanto tormentato Jazzolino non ha proprio bisogno.

Francesco Prestia

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