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"Balkan gate", confermata compra-vendita neonata

Basilicata

L'operazione della polizia riguarda la tratta di esseri umani dalla Bulgaria. La Corte d’assise di Catanzaro ha inflitto due anni di reclusione alla presunta acquirente e ai genitori

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«Eh, la madre è sempre la madre, ma certe madri non pensano. Sai cos'è successo? Quella Mariana sì ha venduto il bambino. Sì, ieri o l’altro ieri, l’ha venduto per 10.000 euro». Da questa intercettazione telefonica del 6 settembre 2004 compiuta dalle questure di Catanzaro e Crotone e che ha portato all’operazione «Balkan gate» su una tratta di esseri umani dalla Bulgaria, ha preso le mosse quella che è divenuta dopo ulteriori riscontri, l’accusa della compravendita di una neonata a carico di nove persone, per le quali il processo si è concluso, il 3 ottobre scorso, con cinque condanne e quattro assoluzioni. La Corte d’assise di Catanzaro ha inflitto due anni di reclusione a Maria Paola Sarpi, presunta acquirente della piccola, stabilendo inoltre che in futuro non possa ricevere bambini in affidamento o in adozione; due anni ciascuno anche ai genitori della bimba, Mariana Hristova Dilova e Todorov Dilo Dilov, che hanno anche perso la potestà sulla figlia che avrebbero venduto; otto mesi di reclusione - con concessione della sospensione condizionale e non menzione della pena nel casellario giudiziale -, infine, a Viktoria Ivanova Lukanova e Vincenzo Parrotta, che avrebbero preso parte al progetto criminoso. I giudici hanno invece assolto per non aver commesso il fatto Giuseppe Muto; mentre i coniugi Vito Parrotta ed Emilia Marasco, e Lukan Lukanov sono stati assolti perchè il fatto non sussiste. Ed ora sono note le motivazioni che sono state alla base della sentenza, con cui i giudici hanno accolto quasi completamente le richieste formulate dal pubblico ministero Capomolla dopo aver chiesto la riqualificazione del reato contestato, da riduzione in schiavitù a violazione della legge sulle adozioni, poichè, come ha confermato anche la Corte, la neonata non sarebbe stata acquistata per far lei alcun male. Il Collegio cita, come più rilevante elemento a sostegno dell’accusa, le dichiarazioni di madre e padre della bimba ceduta. La Dilova, in particolare, a soli due giorni di distanza dall’intercettazione fu sentita dagli investigatori e poi, ancora una volta, anche dal sostituto procuratore Luigi De Magistris, titolare del caso. La donna raccontò quanto accaduto per filo e per segno, con tutti i drammatici particolari del caso. Da quando era incinta della bimba poi ceduta, sesta figlia della coppia, alla proposta di venderla fatta dalla cugina del marito.

(Fonte: Agi)

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