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È caccia aperta allo scissionista

Basilicata

I carabinieri della compagnia di Melito stanno battendo le campagne per trovare il feritore di Guglielmo Casile presunto boss. Questioni di predominio territoriale dietro l’agguato

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Braccato da centinaia di carabinieri è come scomparso nel nulla. Chi ha sparato
contro Guglielmo Casile, 69enne presunto boss della cosca “Rodà-Casile” egemone nel territorio del comune di Condofuri, sente sul collo il fiato degli uomini del colonnello Leonardo Alestra. Da venerdì mattina, infatti, attorno al feritore (un uomo conosciuto dalle forze dell’ordine ed originario di San Pantaleo), si sta facendo terra bruciata. Gli uomini della compagnia di Melito Porto Salvo, del Nucleo operativo e radiomobile e della stazione di San Carlo di Condofuri,
coordinati rispettivamente dal capitano Onofrio Panebianco, dal tenente Lo Iacono e dal maresciallo Carlo Livia, stanno battendo palmo per palmo le campagne di
Condofuri, quelle di San Lorenzo e di San Pantaleo, senza disdegnare battute approfondite anche lungo le zone marine di competenza. Contemporaneamente i
carabinieri hanno aumentato la propria presenza sul territorio. Si moltiplicano,
ora dopo ora, i controlli del territorio e le perquisizioni domiciliari e personali effettuate a carico di alcuni pregiudicati del posto. I militari dell’Arma hanno ben fermo in mente l’identikit dell’aggressore di Guglielmo
Casile. Si tratterebbe di un uomo di mezza età, che pare fosse anche conosciuto
dal presunto boss di Condofuri, originario di San Pantaleo (centro collinare a pochi chilometri di distanza da Condofuri), da tempo sotto osservazione da parte degli investigatori. Da una prima ricostruzione dei fatti, pare che l’aggressore abbia avuto una sorta di alterco con Guglielmo Casile, seguito da una
colluttazione e dal ferimento a colpi di pistola calibro 6 e 35. Dietro il ferimento di Casile (che gli inquirenti ritengono essere il responsabile
dell’omicidio nel 1973 del capo cosca della vecchia famiglia dominante a Condofuri
dei Miceli), potrebbe esserci un tentativo, ancora in nuce, di scissione di una costola della cosca “Rodà-Casile”. L’immediata risposta al ferimento, con l’incendio della villa a mare di proprietà della persona ricercata dai carabinieri, effettuato a poche ore di distanza dall’agguato e quando in giro erano operative numerose pattuglie dei carabinieri. Come si ricorderà, Guglielmo
Casile, dopo il ferimento a colpi d’arma da fuoco (sette colpi sparati da distanza
ravvicinata), si trova ricoverato presso l’ospedale “Tiberio Evoli” di Melito Porto Salvo.

Giovanni Verduci

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