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Risonanza, come volevasi dimostrare

Basilicata

Ospedale. In servizio solo quattro medici e un dirigente. Forse però una soluzione-tampone ci sarebbe. Puntuali i problemi per la già nota carenza di radiologi

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3 minuti 17 secondi

di FRANCESCO PRESTIA
Ha senso inaugurare un nuovo, importante servizio se già in partenza si sa che la
carenza di personale non consentirà di utilizzarlo appieno? L’interrogativo, che sorge spontaneo, riguarda il reparto di radiologia dell’ospedale Jazzolino dove la settimana scorsa è stata inaugurata ufficialmente, con tanto di conferenza
stampa in loco, la risonanza magnetica nucleare, un servizio di primaria
importanza diagnostica che a Vibo mancava da sempre. La risposta, almeno a sentire utenti e personale, è positiva ma condizionata. In altri termini: è stato un bene che il servizio sia stato avviato perché in tal modo si danno risposte, sia pure limitate di numero, all’utenza. E’ stato un bene a patto, però, che la risoluzione del problema relativo alla forte carenza di personale radiologico sia realmente all’orizzonte. In caso contrario, se cioè il potenziamento del personale non arrivasse in tempi rapidi, quell’inaugurazione avrebbe il sapore di una beffa, per quanto certamente involontaria. Non guasterà citare qualche numero per avere un’idea della situazione.
Dunque: attualmente il reparto di radiologia dell’ospedale civile ha in forza appena quattro radiologi, oltre al direttore Sandro Baldari. Secondo gli addetti ai lavori ne servirebbero almeno una decina, considerato che il reparto, oltre alla Rmn, deve provvedere al servizio Tac (per altro ancora rotta, da una decina
di giorni…), alle ecografie e alle normali radiografie. Il ridotto numero di radiologi ha dunque imposto di limitare al minimo le prestazioni di Rmn che, in pratica, vengono fornite soltanto due giorni a settimana. Oltre, naturalmente, ai casi di conclamata urgenza. In tutto dunque, visto che ogni giorno si riescono a fare cinque risonanze (si tratta infatti di un esame molto complesso che richiede del tempo), quell’apparecchiatura di ultima generazione fornisce 40 esami al mese.
Non siamo in grado di dire se siano poche o tante, fatto sta che in ospedale vengono considerate poche dal momento che più d’uno sottolinea al cronista, con rammarico, che potrebbero essere molte di più se solo arrivassero altri radiologi.
L’attuale situazione (pochi medici e necessità di fornire comunque le prestazioni) sta mettendo sotto pressione il personale, costretto ad un super lavoro che comincia adestare preoccupazioni. Si cominciano infatti a citare episodi emblematici, si parla di radiologi che si sono dovuti rivolgere al pronto soccorso per problemi di tachicardia… Forse c’è dell’esagerazione in tutto questo ma, certo, è comunque emblematico che tali voci circolino. E d’altronde la carenza di radiologi è stata ammessa esplicitamente, all’atto dell’avvio del servizio, dal commissario straordinario Curia il quale però si è detto fiducioso che la Regione accoglierà la sua richiesta volta all’assunzione di altri quattro professionisti. Fatto sta che, a fronte della fiducia in un iter che comunque non si annuncia agevole, in reparto il malumore è palpabile. Alla luce, oltre tutto, di un particolare che si è appreso solo ieri: Curia aveva annunciato che per la risonanza aveva fatto giungere due nuove radiologhe. Ebbene: preso servizio, una delle due è andata subito in congedo per maternità. Un diritto più che legittimo, naturalmente, ma così il numero dei radiologi, già ridotto all’osso, si è subito ulteriormente assottigliato. E cosa avverrebbe se, come è sempre possibile, qualcun altro di quelli in servizio dovesse ammalarsi? Come se ne esce, allora? Alcuni che di sanità s’intendono, in ospedale e presso la stessa sede centrale dell’Asp, una soluzione-tampone ce l’hanno: in attesa che la Regione dia (ma lo darà?) il via libera alle auspicate assunzioni, Curia, avvalendosi dei suoi poteri di commissario straordinario potrebbe assumere a tempo (sei mesi, un anno) tre-quattro radiologi. Certo, ciò peserebbe subito sul bilancio aziendale «ma - commentano i nostri interlocutori - non si possono fare le nozze con i fichi secchi».
Se ciò rientrasse davvero nelle competenze del commissario, sarebbe opportuno
che Curia si muovesse in tal senso. Prima possibile, prima cioè che la situazione diventi ancora più difficile, il che finirebbe per vanificare la sua, pur apprezzata, decisione di avviare, finalmente, il servizio di risonanza magnetica.

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