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Arsenale scovato vicino alla Valtur

Basilicata

Il rinvenimento in un’area limitrofa ai terreni già confiscati alla cosca Arena. Sequestrati 2 chili di polvere da sparo, armi e munizioni

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di ANTONIO ANASTASI
Tre fucili a canne mozze, una carabina, una mitraglietta, due chili di polvere da sparo, qualche detonatore e un centinaio di munizioni per arma lunga.
E’ l’arsenale scovato ieri dai finanzieri del Reparto navale di Crotone, ad Isola Capo Rizzuto, in una pineta adiacente al villaggio turistico Valtur e lungo i muri perimetrali della struttura, davanti a un mare che è un incanto. I “giocattoli” erano incellophanati e nascosti tra la macchia mediterranea. I militari hanno subito informato il pm Antimafia Pierpaolo Bruni che ha ordinato di intensificare le ricerche e di estenderle all’interno del villaggio, attorno al quale sono ubicati terreni confiscati al boss Nicola Arena e alla moglie Tommasina Corda nel maggio 2006 (un’altra inchiesta di Bruni).
La Valtur è stata rivoltata come un calzino. L’ipotesi alla quale gli investigatori lavorano intensamente è che la polvere da sparo servisse per fabbricare ordigni, da utilizzare per commpiere qualche attentato.
Non è chiaro se per colpire magistrati e forze dell’ordine – già finiti nel mirino dei clan, dagli atti in possesso degli inquirenti – o per mettere a segno danneggiamenti a scopo estorsivo o per una guerra tra consorterie criminali.
Quello che sembra certo è che la santabarbara è stata tolta a una cosca agguerrita.
Il guardiano del villaggio è stato sentito dai militari ma non avrebbe saputo fornire elementi utili alle indagini. Contro di lui non è stato adottato alcun provvedimento anche se gli investigatori appaiono insospettiti. Come faceva a non vedere? Gli inquirenti escludono, invece, responsabilità degli operai che si trovavano nel villaggio, quasi completamente disabitato d’inverno.
A Isola, insomma, non c’è nessuna pax mafiosa, ma una ridefinizione degli equilibri tra i clan è in atto considerati sia il rinvenimento dell’arsenale sia l’uccisione dell’imprenditore Antonio Laporta avvenuta sul finire del 2008.
Un uomo non a caso ritenuto vicino agli Arena. Il terreno su cui erano le armi probabilmente è del demanio (anche su questo sono in corso accertamenti) ma là vicino apparteneva tutto agli Arena. I terreni su cui fu costruito il villaggio come quelli lì attorno, quei 72 ettari suddivisi in 23 particelle che furono prima sequestrati e poi confiscati sempre su richiesta del pm Bruni.
Terreni che, nonostante la confisca, secondo segnalazioni raccolte dagli inquirenti nei mesi scorsi continuano ad essere coltivati. Da chi, è l’interrogativo inquietante?
Stiamo parlando di proprietà un tempo di Nicola Arena, di 72 anni, detenuto dal luglio ’96, dal febbraio ’70 assunto come guardiano presso i villaggi Valtur con la paga di un milione di ex lire al mese. Quel “guardiano”, come si ricorderà, si trova in carcere, sottoposto al regime duro, in seguito a una condanna della Corte d’appello di Catanzaro (divenuta definitiva nel gennaio 2000) del 16 ottobre ’98 che gli infliggeva 14 anni di reclusione: l’uomo è stato ritenuto a capo di un’associazione mafiosa dedita a estorsioni e a qualsiasi attività illecita volta a rafforzare economicamente la cosca, con l’aggiudicazione e il ilotaggio di gare d’appalto. Ma per gli investigatori è ancora il capo carismatico di una delle cosche più potenti della ‘ndrangheta, che fa sentire il suo predominio su una vasta area che comprende territori a cavallo tra le province di Crotone e Catanzaro.
Per analizzare il materiale rinvenuto è stato necessario l’intervento degli artificieri dei carabinieri, che hanno appurato che si trattava di polvere da sparo e non di esplosivi come sembrava in un primo tempo. La sostanza non cambia. E’ roba che serve a fabbricare ordigni potenti.
I detonatori sono stati fatti brillare sul posto. Sarebbe stato, infatti, estremamente pericoloso trasportarli in caserma.

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