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Chiudono gli ultimi scali merci

Basilicata

Stop al trasporto su rotaia il traffico di prodotti calabresi dovrà essere dirottato sui Tir. L’A3 e la statale 106 jonica diventeranno più intasate

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di PASQUALINO RETTURA
Gli scali merci della Calabria, dal primo marzo, chiudono. Il Piano di modifica sulle restrizioni traffico da marzo 2009 di Trenitalia inserisce lo scalo di Lamezia “Fuori catalogo” così come quello di Cosenza. Questi due scali erano rimasti gli unici in Calabria dopo che negli anni scorsi erano stati chiusi gli scali merci di Crotone, Rossano, Paola, Reggio Calabria e Vibo. La decisione dei vertici di piazza della Croce Rossa è ufficiale. Con questo provvedimento, quindi, non sarà più possibile dall’1 marzo, agli operatori (aziende, privati e quant’altro) utilizzare il trasporto su rotaie. E le ricadute occupazionali per questo provvedimento saranno inimmaginabili.
E non sarebbero nemmeno i numeri a giustificare questo provvedimento di Trenitalia. Basti pensare che Lamezia, lo scorso anno, ha movimentato circa 8.000 carri tra arrivi e partenze e Cosenza, nello stesso periodo, ha visto arrivare e partire quasi 2.500 carri, quasi tutti di provenienza estera. Tutto questo traffico quindi è in procinto di essere dirottato su strada con l’inevitabile marea di Tir italiani ed esteri che renderanno l’autostrada A3 ancora più pericolosa, così come la statale 106. E le proteste su questo provvedimento non mancano. Il presidente di Confindustria Catanzaro, Giuseppe Speziali, (la cui azienda, Calme, che utilizza molto il cargo merci su rotaie, subirebbe un grosso colpo) parla di «definitiva scomparsa del trasporto merci su rotaia, con conseguente disagio per le imprese, industriali, artigianali e commerciali, che utilizzano tali modalità di trasporto per la loro attività, alle quali non resta che il trasporto gommato, con aumenti di costi non indifferenti e, tra l'altro, in un momento storico di recessione, difficilmente sopportabili. Tutto questo, ovviamente, si aggiunge allo stato di collasso e paralisi della nostra regione che, a causa delle note vicende correlate al maltempo, si trova senza arterie di comunicazione».
E la parlamentare del Partito Democratico, Maria Grazia Laganà Fortugno, ha presentato una interrogazione al Ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti, ricordando ch in un'intervista a “Tutto Trasporti”, il direttore della Divisione evidenzia che l'attuale rete degli scali ferroviari merci è troppo polverizzata e inadatta ai traffici di lunga percorrenza. Da qui la convinzione che sia necessario portare a compimento il processo di razionalizzazione del reticolo logistico che negli anni ‘90 contava sul territorio nazionale ben mille scali e che a partire dal 2000 è stato man mano ridotto fino ad arrivare ai 199 odierni. Tra quest'ultimi, molti sono ancora quelli che non sono sostenuti da una adeguata domanda di trasporto di merci.
«Questo motivo, unitamente - prosegue Laganà - al fatto che i prezzi praticati da Trenitalia per il trasporto delle merci sono inferiori a quelli di mercato e che vi è stato un taglio di 60 milioni di euro sui fondi destinati a tale settore nella Finanziaria 2009, ha reso ancor di più sentita l'esigenza di un ulteriore ridimensionamento del numero degli scali». Anche il deputato del Pd Doris Lo Moro (che annuncia iniziative parlamentari) raccoglie la denuncia della Confindustria di Catanzaro.
«L'imprenditoria - dice - conosce bene l'importanza della logistica ai fini dello sviluppo. Per quanto riguarda Lamezia Terme, in particolare, la chiusura dello scalo merci andrebbe ad abbattersi su una realtà alla quale sono legate molte prospettive di rilancio dell'economia regionale, data la presenza di una delle aree industriali piu' vaste del Mezzogiorno e dello scalo merci aereo.
Verrebbe meno ogni prospettiva di rafforzare l'asse con Gioia Tauro. Trenitalia deve tornare sui suoi passi in una logica di sistema legata anche alla realizzazione dello svincolo autostradale per l'area ex Sir. Occorre, pertanto che la politica si attivi al fine di verificare quali siano i progetti della società ferroviaria e per evitare, eventualmente, che l'economia della regione sia penalizzata da un'ulteriore ridimensionamento dei servizi».

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