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Testamento biologico, Dorina spacca il Pd

Basilicata

La senatrice Bianchi e Francesco Rutelli non firmano l'emendamento di Anna Finocchiaro. Il punto della discordia è l'interruzione del trattamento alimentare e dell'idratazione

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Non porta la firma di Dorina Bianchi, capogruppo Pd in commissione Sanità, l'emendamento che consente di fare idratazione e nutrizione oggetto di dichiarazioni anticipate di volontà. E' quanto risulta dall'emendamento dell'articolo 5 del ddl Calabrò, che ha come firmatari i senatori Pd Anna Finocchiaro, Luigi Zanda, Nicola Latorre, Fiorenza Bassoli, Franca Chiaramonte, Lionello Cosentino, Leopoldo Di Girolamo, Ignazio Marino e Donatella Poretti. "Come relatrice - spiega Bianchi - in questa prima fase non ho firmato alcun emendamento relativa a idratazione e nutrimento, cioè sul comma 6 dell'articolo 5. Nel gruppo ci sono posizioni diverse". L'emendamento dice: "l'idratazione e la nutrizione, indicate nelle diverse forme in cui la scienza e la tecnica possono fornirle al paziente, sono da considerarsi sostegno vitale e sono comunque e sempre assicurate al paziente in qualunque fase della vita. Nell'ambito del principio di autodeterminazione, nel rispetto dell'articolo 32, secondo comma, della Costituzione, è ammessa l'eccezionalità del caso in cui la sospensione di idratazione e nutrizione sia espressamente oggetto della dichiarazione anticipata di trattamento". Il senatore del Pd Ignazio Marino esprime "sconforto" per la mancata firma della Bianchi. Anche l'ex leader della Margherita, Francesco Rutelli non ha firmato. Anzi ha presentato un emendamento che diceinvece che "alimentazione e idratazione sono forme di sostegno vitale e sono fisiologicamente finalizzate ad alleviare le sofferenze, non possono quindi essere oggetto di dichiarazione anticipata di trattamento. Nelle fasi terminali della vita o qualora il soggetto sia minore o incapace di intendere e di volere, la loro modulazione e la via di somministrazione, da commisurarsi alle aspettative di sopravvivenza, alle condizioni del paziente e alla necessità di non dar corso ad accanimento terapeutico, debbono essere il frutto di una interazione e comune di valutazione tra il medico curante, cui spetta la decisione finale, l'eventuale fiduciario e i familiari".

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