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"Sparkling", lo studio Marini si difende

Basilicata

I primi indagati per la truffa alla 488, sono stati ascoltati nell'ufficio del gip Ferrucci. Adelaide, la figlia del commercialista: "Tutte bocciate le nostre pratiche"

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«All' interno degli studi di consulenza Marini non è stato commesso alcun raggiro». La prima a dirlo, ieri mattina dinanzi al gip Ferrucci, è stata Adelaide Marini, 40 anni di Castrolibero che risulta indagata, insieme ad altre cinquantadue persone, dell’operazione denominata "Sparkling", concentrata sulle truffe alla 488. Ieri "Dely" Marini è stata sentita dal giudice insieme ai professionisti indicati come partecipi dell’associazione a delinquere e insieme a lei costretti ai domiciliari. Si tratta di Maurizio Ciurlia, 46 anni di Cosenza, Monica Conforti, 34 di Cosenza, e Giuseppe Cimino, 45 di Corigliano. Tutti hanno respinto le accuse. Particolarmente lunga la deposizione di Adelaide Marini, figlia del noto commercialista cosentino Ferdinando Marini, il principale
indiziato tuttora ricoverato a Losanna per problemi di cuore e sul quale pende
una richiesta di carcerazione. La donna è difesa dagli avvocati Enzo Belvedere e Pierluca Bonofiglio e l'accusa la indica come una delle principali organizzatrici
delle truffe. sarebbe stata lei ad avere avuto i maggiori contatti con le banche concessionarie cui presentava (opportunamente "ritoccate" secondo l’accusa) le relative domande di finanziamento per accedere ai finanziamenti da 75 milioni di euro (con lo studio che per ogni pratica avrebbe chiesto tra il 3 e il 6% dell’importo erogato). A tal proposito sono state prodotte, come elementi d’accusa, numerose intercettazioni, che dimostrerebbero i rapporti "privilegiati" dello studio Marini con la Efibanca spa. «La dottoressa Marini - fa sapere la difesa - ha ampiamente spiegato il rapporto che si deve tenere fra le banche concessionarie e lo studio di consulenza che riceve mandato scritto da parte
dell’imprenditore richiedente». In merito alle telefonate intercettate, la Marini
ha detto che è la legge che prevede che la banca telefoni allo studio per
evidenziare eventuali anomalie: «Quello che ci addebitano come ipotesi di reato è invece - ha spiegato l’indagata - la fisiologicità del rapporto tra lo studio di consulenza e la banca che crea l’istruttoria della pratica».

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