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Il patto per controllare il Comune di Bova Marina

Basilicata

In un “sottofascicolo” dell’inchiesta emergono le mire dei boss su Bova Marina. Riflettori sulle conversazioni tra l’imprenditore Gaetano Polselli e il capocosca Nino Vadalà

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di GIUSEPPE BALDESSARRO
«Chiunque sarà il sindaco, tu non hai perso». C’era un patto di ferro tra l’imprenditore Gaetano Polselli e il boss Nino Vadalà, che aveva come obiettivo il controllo dell’amministrazione comunale di Bova Marina.
A Polselli interessava la gestione del nuovo centro Aism. Vadalà offriva garanzie e coperture mafiose. Nino è fratello di Domenico Vadalà, detto “Micu u lupu”, storico capocosca del paese e indiscusso padrone della zona dopo la guerra contro i Talia.
Il sottofascicolo dei carabinieri che racconta la storia delle elezioni comunali 2008 è allegato al processo “Onorata sanità”. Poco più di 60 pagine, interamente dedicate alla figura del titolare dell’azienda Costers. Intercettazioni ambientali e telefoniche, che i pm Marco Colamonaci e Mario Andrigo useranno contro Mimmo Crea, l’ex consigliere regionale finito in manette per concorso esterno in associazione mafiosa e non solo.
Il “patto” inizia a concretizzarsi nell’estate del 2007, quando a Bova Marina parte la battaglia su liste e candidature per le amministrative della primavera successiva. Alla guida del Comune c’è ancora il sindaco Domenico Zavettieri (fratello di Saverio) e il suo vice è Carmelo Licordari.
Polselli inizia a muoversi e incontra Vadalà. Ha un bacino di voti (un centinaio) che vuole mettere a frutto. Voti che, uniti ad altri pacchetti, possono determinare la vittoria elettorale a Bova Marina.
E, per chiarire fino in fondo le mire dell’imprenditore e le sue preferenze politiche, basta ascoltare le sue stesse parole: «A me non interessa chi è il candidato a sindaco, a me interessa guadagnare su determinate cose».
L’obiettivo è, dunque, quello di mettere le mani sul palazzo. E per farlo Polselli si allea con il reggente dei Vadalà. Quel Nino a cui dopo un po’ inizia a dare del tu, e a cui assume la figlia nella propria azienda. Insieme tessono strategie, valutano gli interessi e decidono di puntare su una lista.
Polselli racconta l’accordo con Vadalà in un incontro, “ascoltato dai carabinieri”, con Sergio Malara «che significa il gruppo Dc». Polselli riferisce: «Loro hanno interesse a fare i lavori dell’Inail, che durano tre anni, io però voglio altre garanzie. Mi ha detto «altre garanzie non ti preoccupare». Ed io ho risposto: allora giacché tu mi dici che non mi devo preoccupare, lunedì mattina tua figlia sarà assunta ». Malara chiede: «E optano su...?». Polselli: «Su Giovanni Squillace».
Squillace diverrà sindaco di Bova Marina. Vincerà le elezioni alcuni mesi dopo contro Carmelo Licordari, sostenuto dall’ex sindaco Zavettieri.
Vadalà spiega all’imprenditore come comportarsi: «Dovete fare l’incontro con Giovanni Squillace». Polselli: «Benissimo e Giovanni Squillace o chi per lui deve prendere impegni». Vadalà: «Esatto». L’incontro con l’attuale sindaco ci sarà nei giorni successivi. L’imprenditore ne torna a parlare con Malara: «Vedi che io martedì ho incontrato Squillace, abbiamo parlato del più e del meno di varie situazioni e lui si è reso disponibile, ha aderito». Il ragionamento fatto con Malara porta immediatamente a fare i primi calcoli elettorali.
«tenete 150 voti, coi rigacci in mano noi dovremo stare sui 250-300 voti, come gruppo ne abbiamo 500, un centinaio a lui glieli dai?»....«Anche 200». A conti fatti il Comune dovrebbe essere garantito.
Molte delle intercettazioni fanno riferimento alle altre candidature come quella di Cecio Crupi, e allo spostamento di voti, che vanno concentrati su una o un’altra persona.
Ci sono poi i livelli superiori. I soldi arrivano a Bova se c’è qualcuno che ce li fa arrivare. Secondo la relazione dei carabinieri, Squillaci sarebbe vicino a Pasquale Tripodi e l’imprenditore a Mimmo Crea. E tutti sapevano tutto.
Scrivono gli investigatori dell’Arma: «in una intercettazione Polselli riferisce di aver incontrato Nino Vadalà dal quale ha appreso di un programmato incontro tra il predetto capo cosca e Tripodi Pasquale.
Nel corso della conversazione emerge quindi che Polselli tramite Vadalà intende trovare un accordo con Pasquale Tripodi, personaggio politico di rilievo in campo regionale, che gli consenta di realizzare il suo proposito (gestire il centro Aism di Bova Marina)».
«Invero - aggiungono i carabinieri - Polselli pone dei dubbi sulle promesse fatte da Tripodi: «Vedi che Pasquale Tripodi promette, promette e non mantiene quindi stai attento».
Capitolo a parte viene riservato al legame tra Polselli e Mimmo Crea. Villa Anya è una delle sedi dove si tengono riunioni e si discute di elezioni. Vadalà conosce bene Crea, al punto che la figlia arriva a lavorare, secondo la relazione, nella clinica dell’ex consigliere regionale. Polselli dice di Crea che è una persona che mantiene gli impegni. «Quando qualcuno parla male di Mimmo Crea io dico, avrà fatto degli errori, tutto quello che uno vuole, perché poi i politici li fanno tutti quanti, però perlomeno è attualmente il più onesto di quelli che ho conosciuto, mettendoci dentro Peppe Scopelliti, Alberto Sarra e Pasquale Tripodi, è il pù onesto perchè ti dice sì o no. E se ti tice sì s’impegna in prima persona».

1|8]Nella foto: il boss Antonino Vadalà

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