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Federica, una strana telefonata

Basilicata

Un nuovo aspetto d’indagine riguarda l’ospedale di Cosenza e la nota sulle bruciature aggiunta in seguito. La dottoressa che compilò la cartella clinica fu contattata da un fantomatico “direttore”

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di DOMENICO MOBILIO
Come comunicato personalmente dal procuratore Mario Spagnuolo per la morte di Federica Monteleone esiste un'attività integrativa di indagine i cui atti, non si sa se tutti o in parte, sono stati ora portati a conoscenza dei difensori dei nove imputati nel processo, attualmente in corso, per la morte della ragazza.
Si tratta delle nuove consulenze dell'accusa riguardanti la sala operatoria e l'altra relativa alla causa della morte. Ma un'altra attività di indagine ha riguardato quanto è accaduto all'ospedale di Cosenza, dove la ragazza dopo essere entrata in coma a seguito dell'intervento di appendicectomia, fu trasportata e dove morì una settimana dopo, il 26 gennaio 2007.
Si trattava di stabilire chi aveva modificato la cartella clinica e avesse aggiunto sulla prima pagina la dicitura "N.B. Non presenza di ustioni", scritta con altra grafia per come, tra l'altro, dimostrato da una perizia calligrafica fatta eseguire dalla difesa dell'anestesista Francesco Costa, uno degli imputati.
Dall'esito delle indagini dei carabinieri di Cosenza si evince che al momento del ricovero in rianimazione di Federica, alle 21,30 del 19 gennaio 2007, vi erano nel reparto tre medici, accertando altresì che la cartella clinica è stata redatta da Carmela Zumpano, 48 anni, di Celico. Sentita a verbale la dottoressa Zumpano ha confermato, anche al pm Fabrizio Garofalo titolare dell'inchiesta, di essere stata lei a redigere la cartella clinica, ma aggiungeva un particolare importante e cioè che qualche mese dopo il decesso di Federica, ricevette una telefonata sul suo cellulare di un imprecisato direttore, senza ricordare se generale, amministrativo o altro, dell'ospedale di Vibo Valentia. L'interlocutore
le chiese se avesse notato sul corpo della ragazza segni di ustione, aggiungendo che avrebbe mandato il suo avvocato per raccogliere le sua testimonianza.
La risposta della Zumpano fu negativa per il semplice motivo che non aveva cercato segni di questo tipo e di conseguenza non poteva accogliere la richiesta.
Della strana telefonata Carmela Zumpano parlò con alcuni colleghi i quali dissero che anche loro erano stati contattati da questo misterioso direttore. Nella circostanza una sua collega, Ripalta Diterlizzi, 61 anni, di Cosenza, le disse che in ogni caso era suo dovere rendere testimonianza di un fatto che aveva visto e che era riportato nella cartella clinica. A quel punto la Zumpano si fece portare la cartella clinica e notò la dicitura della "non presenza di ustioni" facendo però rilevare che non era la sua grafia.
Guardandola la dottoressa Diterlizzi non ebbe difficoltà ad ammettere che la calligrafia era la sua. «Poco usuale comunque che un altro medico - ha avuto modo di commentare Carmela Zumpano - scrivesse qualcosa di nuovo su una cartella redatta quando non era in servizio e per di più compilata da un altro collega».

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