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"Papa Giovanni", i dipendenti respingono
la polizia. Grande tensione e picchetti

Basilicata

Rivolta all'istituto socio assistenziale di Serra d'Aiello, nel Cosentino, per evitare la "visita" della Digos ordinata dal pm Facciolla. Secondo il magistrato la clinica non è più in condizioni di os

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Mezza "rivolta" all'istituto socio assistenziale "Papa Giovanni XXIII" di Serra d'Aiello, nel Cosentino. Momenti di grande tensione nel pomeriggio di sabato davanti ai cancelli dell’istituto dopo che si era sparsa la voce di uno sgombero dell'edificio. I dipendenti hanno bloccato ogni ingresso della clinica, controllando anche addirittura le vie d’accesso al paese, contrastando in maniera durissima una delegazione della Digos di Cosenza che, insieme alla polizia del commissariato di Paola e ai carabinieri di Aiello Calabro, voleva entrare per sincerarsi della condizione degli assistiti.
Secondo una disposizione del PM Eugenio Facciolla, non ci sono più infatti le condizioni perchè i circa 300 ricoverati restino nella struttura. Il magistrato ha effettivamente disposto pertanto il trasferimento in altre sedi. Sono stati già diversi gli incontri in Prefettura, ma i dipendenti non vogliono concedere il trasferimento, temendo di essere poi tutti licenziati.
Si tratta di circa 600 persone che, da diversi giorni, stazionano davanti all’istituto insieme con familiari e sindacalisti. Nel pomeriggio si è sfiorata la rissa, perchè i dipendenti, alla vista degli agenti, si sono gettati contro di loro. Ne è seguita una lunga trattativa, e alla fine le forze dell’ordine hanno abbandonato il campo. Presidi sono stati organizzati per tutta la notte tra sabato e domenica, come del resto i dipendenti stanno facendo da qualche giorno. Molti i cori e gli striscioni ai danni della Regione Calabria, della Curia cosentina e della magistratura. «Il nostro slogan è: adesso portateci via tutti», gridano i dipendenti del "Papa Giovanni", che tra l’altro vantano molti stipendi arretrati. Alcuni parlano anche di 100.000 euro, accumulati nei vari anni. Tra gli astanti, anche alcuni parenti dei ricoverati, che giurano che i loro assistiti stanno benissimo nell’istituto e che hanno anche presentato segni di miglioramento, negli anni. Altri dicono che, in alcuni casi, dei semplici trasferimenti di reparto hanno già provocato nei pazienti dei danni di carattere nervoso, figuriamoci quindi se li si spostasse in un altro luogo.

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