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Ponte, niente espropri senza il progetto

Basilicata

Il professor Ziparo «Problemi irrisolti». Ciucci: «Porterà 40 mila posti di lavoro». Dopo il trionfalismo del Governo sul Ponte sullo Stretto i dubbi degli esperti sui tempi, ancora lunghi, di avvio

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di CHIARA SPAGNOLO
HA l'ambizione di conquistare il record mondiale come ponte più lungo a campata unica. Per ora la mega-struttura sullo Stretto di Messina ha raggiunto senz'altro il primato di opera più discussa degli ultimi decenni. A distanza di poche ore dal trionfalistico annuncio del Governo, relativo allo stanziamento di 1,3 miliardi da parte del Cipe per l'avvio degli espropri dei terreni su cui dovranno poggiare i piloni, le polemiche si riaccendono furiose e si ripropongono i dubbi sulla fattibilità del “gigante”.
A sconfessarlo per primo è stato, pochi mesi fa, il professore Remo Calzona - per anni componente della commissione Anas, coordinatore del comitato scientifico della Stretto di Messina - il quale, nel libro “La ricerca non ha fine” ha affermato senza mezzi termini che il ponte, così come è stato progettato, non starebbe in piedi, a causa del suo eccessivo peso e del fatto che i materiali potrebbero collassare, non essendoci prova della loro resistenza. Parole di fuoco, che hanno gettato un'ombra sinistra su uno dei cavalli di battaglia del centrodestra (“casualmente” ripescato a pochi giorni dall'apertura di un'ennesima campagna elettorale) e che, ieri, sono state utilizzate dal professor Alberto Ziparo come trampolino di lancio per l'esternazione di nuovi dubbi. Ziparo, docente dell'Università di Firenze e coordinatore degli studi sull'impatto ambientale del Ponte, ha citato Calzona per riproporre interrogativi sulla fattibilità tecnica della struttura, ricordando «gli irrisolti, enormi, problemi di impatto ambientale, territoriale e paesaggistico», nonché «le valutazioni economico-finanziarie assai negative». Lo stesso docente ha, inoltre, squarciato il velo su alcuni particolari relativi all'iter di realizzazione, che smentiscono in parte i toni trionfalistici con cui il Cipe ha annunciato l'avvenuto finanziamento, tralasciando di specificare che quel miliardo e trecento milioni sbloccato venerdì, in realtà, è solo la punta dell'iceberg. E il via libera del Comitato interministeriale è appena l'inizio di un cammino che si annuncia tortuoso.
«Gli espropri di cui si parla nella delibera - afferma, infatti, Ziparo - non riguardano le opere del ponte, ma interventi, definiti collaterali o propedeutici, che in realtà interessano opere di sistemazione stradale e ferroviaria nei comuni di Villa San Giovanni e Messina, già decise e da ealizzare a prescindere dal ponte». Secondo Ziparo, «gli espropri delle strutture relative al manufatto, infatti, non possono essere eseguiti prima dell'approvazione del progetto definitivo, che si presenta assai problematico».
Di tutt'altro tenore, naturalmente, idee e convinzioni della Società Stretto di Messina, concessionaria della progettazione, che - alcuni mesi or sono - aveva tacciato come «infondati» i dubbi di Calzona, confermando di ritenere il progetto preliminare della struttura sospesa, a campata unica con pile in terraferma, «la soluzione definitiva di costruzione del Ponte sullo Stretto», sulla base di valutazioni di fattibilità tecnica, di impatto ambientale e di costi economici.
A tali convinzioni, di carattere squisitamente tecnico, si sono aggiunte da venerdì le esaltazioni dell'opera, enfatizzate anche dal difficile momento per l'economia italiana, che hanno indicato il Ponte come la panacea ai mali ell'occupazione calabrese.
Non è un caso che il presidente dell'Anas, Pietro Ciucci, proprio ieri - nel corso di un incontro pubblico a Salerno - abbia tirato fuori dal cilindro la cifra magica, parlando delle 40.000 unità lavorative, che saranno impegnate dal 2010 per la costruzione della mega-struttura. Per Ciucci gli effetti della realizzazione del ponte sullo Stretto «ci saranno anche prima dell'apertura dei cantieri, perchè c'è già tutta una fase di progettazione che riguarda decine e centinaia di ingegneri». «C'è il problema di soluzione delle interferenze sul territorio - ha affermato - che significa lavori, sondaggi, espropri. Non sarà con l'apertura dei cantieri che inizieranno le ricadute del ponte - ha aggiunto - ma già prima si avranno i segnali positivi di questo progetto che riparte dal punto in cui si è fermato tre anni fa».
Pro e contro, dunque. Favorevoli e contrari. In un dibattito destinato a trasformarsi in una telenovela, in cui confluiranno probabilmente tante parole
ma poche verità. Per ora di certo, ma solo sulla carta, c’è quel miliardo etrecento milioni messi a disposizione dal Cipe. E il fatto che se ne spenderanno almeno sei per realizzare il ponte che permetterà ai treni di risparmiare due ore e alle auto appena una nel viaggio tra Calabria e Sicilia.

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