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Le reazioni all'arresto di Strangio

Basilicata

Prime reazioni dopo il blitz in Olanda. Il ministro Maroni: "Giornata da incorniciare". Minniti: "Il cerchio si è chiuso". Antonia Giorgi, madre di una vittima: "Giustizia, non vendetta"

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Prime reazioni all’arresto ad Amsterdam del superlatitante della 'ndrangheta Giovanni Strangio, accusato della strage di Duisburg. Per Marco Minniti, responsabile sicurezza del Partito Democratico, si tratta di «una straordinaria operazione di polizia. Il cerchio si è, finalmente, chiuso. Con gli arresti di Amsterdam tutti i componenti del gruppo di fuoco della strade di Duisburg sono stati assicurati alla giustizia. La promessa di prenderli tutti, fatta nell’estate del 2007 è stata mantenuta».
Secondo il vicepresidente della Commissione parlamentare antimafia Fabio Granata «l'arresto di Giovanni Strangio e quello del latitante Antonino Lo Nigro, sono la dimostrazione come sia in atto, da parte dello Stato, un’offensiva continua e implacabile contro tutte le mafie. Ora sta alla politica offrire sempre più strumenti e mezzi adeguati al compito e dovuti a chi, a prezzi spesso altissimi, procede nella liberazione del territorio dalle cosche». A parere di Angela Napoli, componente della Commissione parlamentare antimafia la cattura di Strangio «fa giustizia di chi si è reso promotore di una delle pagine più nere della storia della Calabria, facendo rimbalzare in negativo la nostra regione sulle cronache internazionali e dando la dimostrazione del radicamento della 'ndrangheta ormai anche all’estero».
A pronunciarsi sulla vicenda è, però, anche il ministro dell'Interno Roberto Maroni. «Oggi è una giornata da incorniciare nella lotta alla criminalità organizzata - ha dichiarato - Con gli arresti di Giovanni Strangio e Francesco Romeo ad opera del Servizio Centrale operativo e della Squadra mobile di Reggio Calabria, e di Antonino Lo Nigro da parte dei Carabinieri di Bagheria, sono stati inferti due durissimi colpi alla 'ndrangheta e alla mafia. Ringrazio per lo straordinario lavoro – ha proseguito – il Capo della polizia, prefetto Antonio Manganelli, il Comandante Generale dell’Arma dei Carabinieri, Gianfrancesco Siazzu, e i magistrati che hanno coordinato le indagini».
Per Giuseppe Pignatone, procuratore della Repubblica di Reggio Calabria, «la cattura di Giovanni Strangio è un grandissimo successo delle forze di polizia. Un’operazione – ha aggiunto – che è frutto di straordinaria professionalità e di eccezionale impegno degli uomini della Questura di Reggio Calabria. Ma frutto anche di una positiva collaborazione con le autorità tedesche e olandesi. E' l’ennesimo episodio – ha concluso – che conferma l’impegno di tutte le strutture dello Stato nel contrasto alla 'ndrangheta, a cominciare dalla cattura dei grandi latitanti».
«La cattura di Giovanni Strangio a coronamento di un’indagine internazionale complessa, mi auguro possa avviare una nuova primavera di legalità e San Luca e in Calabria». Lo ha detto il presidente della Regione Calabria Agazio Loiero. «E' in assoluto un’ottima notizia – ha aggiunto – e conferma la forte azione di contrasto alla 'ndrangheta da parte degli uomini della questura di Reggio Calabria a cui va il mio plauso sincero e quello di tutti i calabresi». «Questa ennesima operazione – ha concluso – è particolarmente importante perchè colpisce, un superlatitante, tra i presunti responsabili della strage di Duisburg, che è l'episodio probabilmente più inquietante e grave legato alla 'ndrangheta calabrese all’estero».
GIUSTIZIA NON VENDETTA
«La magistratura deve cercare la verità. Io posso solo dire che deve pagare chi è colpevole». Parla Antonia Giorgi, madre di Marco Marmo, una delle vittime della strage di Ferragosto 2007 a Duisburg, sull'arresto di Giovanni Strangio. «La mia famiglia – aggiunge la donna che vive a San Luca – non ha mai avuto problemi con nessuno. Non so chi è stato a compiere la strage in Germania e per questo chiediamo alla magistratura di svolgere il suo lavoro fino in fondo. Non voglio vendette per il sangue di mio figlio ma chiedo solo che ci sia verità e giustizia».
«Noi siamo una famiglia – conclude Antonia Giorgi – di onesti lavoratori. Non sappiamo niente di 'ndrangheta e di criminalità e ci siamo sempre dedicati alle nostre attività senza dare fastidio a nessuno. In questi mesi mi sono sempre chiesta perchè hanno voluto uccidere mio figlio che era una persona buona e che non faceva male a nessuno».

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