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Papa Giovanni, l’ira dei dipendenti

Basilicata

L’assemblea sindacale produce un documento durissimo: «Nessuno si può chiamare fuori». Chiesta una moratoria: «Non si disperda il patrimonio pubblico investito»

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di SALVATORE MUOIO
Il sindacato provinciale fa fronte comune contro la chiusura del Papa Giovanni XXIII. La posizione forte non solo delle sigle di categoria ma delle segreterie confederali provinciali di Cgil, Cisl, Uil, Cisal, Fials, Casil, arriva nella tarda serata di ieri, dopo una lunga discussione per mettere a punto un documento che sintetizza la grande preoccupazione del sindacato, di fronte a quella che potrebbe davvero costituire una sorta di “Caporetto” per il mondo del lavoro calabrese.
«Le Organizzazioni Sindacali confederali e di categoria - si legge nella nota - rivendicano il mantenimento del tavolo di confronto per il superamento dell'attuale fase critica e contestano le dichiarazioni rilasciate dal direttore
generale dell'Asp, secondo cui il suo piano di sgombero della struttura sarebbe stato condiviso dal Sindacato. Ad oggi, infatti, esistono condizioni concrete per un effettivo rilancio dell'Istituto. Occorre richiamare anche le responsabilità della Curia cosentina che non può chiamarsi fuori dalla soluzione della vicenda in un momento così delicato. Del resto, esistono soggetti giuridici che hanno manifestato la concreta volontà di rilevare l'impresa e con i quali il sindacato è, ovviamente, interessato a proseguire un serrato confronto di merito. Non va dimenticato, peraltro, che il Papa Giovanni ha ricevuto per anni ingenti somme di denaro pubblico, nonostante non avesse il necessario accreditamento; fatto non secondario e da anni a conoscenza della magistratura. Conseguentemente - si aggiunge a questo punto - le organizzazioni sindacali pretendono una moratoria che consenta di non disperdere un patrimonio sociale, professionale ed economico insostituibile, benché l'istituto meriti interventi di attenta ristrutturazione e decentramento.
Di tutto ciò la politica deve dar conto al sindacato e all'intero territorio calabrese. Pertanto, è stata inviata una urgente richiesta d'incontro alla Giunta Regionale ed al presidente Loiero. In questo scenario drammatico, le organizzazioni sindacali auspicano che la Procura di Paola mostri ulteriore comprensione, per consentire il superamento dell'attuale fase di emergenza e che tutte le istituzioni interessate contribuiscano, responsabilmente, ad assicurare l'ordinario funzionamento della struttura”.
Intanto ieri è stata un'atra giornata caratterizzata dalla presenza dei media, compreso un collegamento con “La vita in diretta». A Serra d'Aiello è anche venuto a parlare con i lavoratori, che ancora presidiano il Papa Giovanni, il segretario regionale della Uil calabrese, Roberto Castagna. Tra le attestazioni di solidarietà, infine, si segnala quella del consigliere regionale Salvatore Magarò, anch'egli in visita ai dipendenti del Papa Giovanni, assieme al referente per il basso Tirreno cosentino del suo laboratorio politico “La Calabria che non c'è”, Antonio Iaconetti. «La Regione in questi anni - ha affermato tra l'altro - non è stata in grado di elaborare un progetto di riconversione e di rilancio dell'Istituto. A Serra d'Aiello ho notato che molti ospiti sono perfettamente integrati con la comunità, hanno la possibilità di usufruire del loro denaro, i reparti non sono sovraffollati e alcuni degenti, una trentina circa, abitano in piccoli alloggi dignitosamente arredati. Ho molti dubbi sull'ipotesi di trasferimento in altre strutture private del territorio delle persone ricoverate. Auspico che il Consiglio Regionale si riunisca al più presto per individuare una soluzione condivisa e Critiche definitiva del problema».

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