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L'EDITORIALE
Una guerra secolare e l’Europa che non c’è

Basilicata

Attentati nell'Ulster, parte dell'isola d'Irlanda compresa politicamente nella Gran Bretagna. Non accadeva da anni, ma fa tornare alla memoria quando la stessa Londra venne colpita

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di ULDERICO NISTICO’
Attentati nell'Ulster, la parte dell'isola d'Irlanda che è compresa politicamente nella Gran Bretagna. Non accadeva da dieci anni,ma fa tornare alla memoria eventi tutt'altro che lontani, quando la stessa Londra venne colpita, mentre in Ulster protestanti e cattolici si scontravano per le strade. Storia antica, del resto: dal Medioevo i re inglesi estesero il loro dominio sull'isola celtica, divisa in troppe tribù; fu Cromwell, nel XVII secolo, a sottomettere con ogni violenza i cattolici irlandesi, e togliere loro le terre, assegnandole ai protestanti; con la costituzione del Regno Unito (1713), all'isola venne sottratta ogni autonomia, e i cattolici, anche inglesi, non godevano di diritti politici. Le condizioni materiali di vita degli Irlandesi erano anche più dure della situazione istituzionale. Ma come, dirà qualcuno: non stiamo parlando della civilissima e democraticissima Gran Bretagna, madre di ogni moderna civiltà? Sì, proprio di quella: e si vede! Nel corso del XIX secolo, quegli Irlandesi che non emigrano in America si formarono una coscienza nazionale, e presto nacque il Sinn Féin (Noi soli), partito indipendentista e cattolico, che si dotò di un esercito clandestino, l'IRA, che in inglese voleva dire Irish Republican Army, ma in latino, la lingua dei cattolici, proprio “ira” contro gli Inglesi. Una rivolta venne duramente repressa nel 1916, ma pochi anni dopo Londra dovette concedere l'autonomia all'Irlanda cattolica; né bastò, e, nel 1937, questa si proclamò Eire del tutto indipendente e fuori dal Commonwealth, mantenendo durante la Seconda guerra mondiale una rigida e sospetta neutralità. Restava e resta la questione dell'Ulster, misto di cattolici e protestanti; donde anni di vera guerra,
militarizzazione del territorio, attentati, carcerazioni più o meno legali, e gli unici casi di sciopero della fame vero, con la morte di eroici giovani. Poi degli
accordi di pace, a quanto pare precari. Eh, mica nei Paesi musulmani stanno succedendo queste cose, dove, secondo i fanatici dell'occidentalismo liberale, sono tutti barbari e crudeli, mentre noi, figli di Voltaire, saremmo tutti tolleranti e pieni di sorriso della ragione! Ma no, Londra, Ulster, Eire sono in Europa, fanno parte della stessa Comunità europea. A quanto pare, l'uso delle armi non è una peculiarità dei beduini o di Hamas! E chi non ricorda gli scontri tra Fiamminghi e Valloni del Belgio, o gli attentati dei Baschi in Spagna, o quelli in Corsica contro la Francia, o, per non parere esterofili, i terroristi altoatesini contro l'Italia?
E non parliamo dei Balcani. Insomma, abbiamo un bel po' di talebani anche noi. I governi, come fece l'Italia a Bolzano o fa Israele a Gaza, pensano di cavarsela chiamando i loro avversari “terroristi”, quasi fossero dei matti e bombaroli per passione. E invece sono problemi politici, a volte con antichissime radici storiche, sempre con qualche grave disagio. Se l'Europa non fosse, come è, un consiglio di amministrazione dell'economia (per altro, fallimentare), e una burocrazia superpagata e miope, nonché un parlamento inutile e verboso di pensionati della politica nazionale, dovrebbe interrogarsi su questi suoi secolari e pericolosi retaggi non risolti. Ma quando si tratta di politica sul serio, l'Europa semplicemente non c'è.

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