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Papa Giovanni, sindacati all'attacco

Basilicata

A Germaneto l' incontro con il presidente della Regione Loiero. Pazienti non senza cartelle cliniche e approssimazione sul destino dei lavoratori. Napoli: "Perchè la Giunta non parla?"

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I sindacati hanno reagito negativamente allo sgombero effettuato ieri a Serra D'Aiello, dove è stata praticamente svuotato il Papa Giovanni.
Le sigle Cgil e Uil hanno firmato un comunicato severo, che commenta duramente la modalità delle operazioni delle forze dell'ordine e sopratttutto mette in guardia sulla volontà decisa dei lavoratori a lottare per il loro lavoro.
Oggi i vertici sindacali provinciali e regionali, di categoria e confederali, incontreranno alle 16, a Germaneto, il presidente della Giunta regionale Agazio Loiero. «Si è conclusa oggi con uno sgombero di polizia - si legge nella nota - la lunga e complessa vicenda dell'Istituto Papa Giovanni XXIII di Serra d'Aiello. Già dalle prime luci dell'alba sembrava di essere piombati in u o scenario da G8 di provincia, con un intero territorio militarizzato e le facce incredule ed impaurite dei lavoratori, dei pazienti e dei tanti cittadini.
In questi ultimi giorni, in molti hanno tentato di rifarsi frettolosamente una verginità rispetto ad una vicenda in cui troppi hanno lucrato vantaggi e in cui le uniche vittime predestinate sembrano essere i malati ed i lavoratori dell'Istituto. Si è scelto, da un lato, - continua la nota dei sindacati - di collocare i pazienti in un modo approssimativo, senza alcuna seria programmazione e, a quanto sembra, senza che gli stessi fossero accompagnati dalle cartelle cliniche da cui desumere le singole patologie. Con la stessa approssimazione - si aggiunge poi - il Presidente della Regione si appresta ad incontrare le organizzazioni sindacali per discutere del destino di oltre 500 lavoratori. Si è già potuto appurare, che nell'unico incontro tenutosi all'azienda sanitaria provinciale di Cosenza con il direttore generale, lo stesso non ha potuto sottoscrivere alcun accordo con il sindacato a causa della indeterminatezza delle soluzioni proposte. Ci è sembrato quantomeno scorretto convocare da parte del Presidente della Regione, un incontro sindacale sapendo che dopo poche ore sarebbe scattato il blitz delle forze dell'ordine».
I vertici di Cgil e della Uil, puntano il dito delle "responsabilità" contro la massima istituzione calabrese e contro la chiesa.
«Se qualcuno pensa di poterci mettere di fronte al fatto compiuto, minando per queste via la volontà di mobilitazione degli operatori - si conclude - ha sbagliato i propri conti. In un momento di grave difficoltà economica e di profondo disagio sociale, non si può pensare di lasciare senza reddito centinaia di famiglie calabresi inventandosi operazioni che rischiano di favorire solo i noti baroni della sanità privata occultando le gravi responsabilità della politica calabrese e della chiesa cosentina che il sindacato ha ripetutamente denunciato nel corso di questi anni».
Oggi all'incontro di Germaneto si faranno vedere anche i lavoratori del Papa Giovanni e si prevede l'arrivo di almeno quattro pullman.
L'intervento
«La chiusura dell’Istituto «Papa Giovanni XXIII» di Serra d’Aiello ha scritto un’altra pagina nera per la Calabria. A differenza di tanti non mi sento di stigmatizzare l’esecuzione dell’ordinanza emessa dalla Procura di Paola, nè la presenza del numero elevato di Forze dell’Ordine durante lo sgombero. Ma non posso non richiamare i vergognosi silenzi di tutti coloro che dietro questo Istituto hanno fatto le loro fortune finanziare ed elettorali». Così la parlamentare del Pdl, Angela Napoli, si unisce al coro dei commenti sulla spinosa e spiacevole vicenda.«Anche l’amara conclusione di questo «fattaccio» - ha aggiunto - è da ascriversi alle responsabilità delle varie Amministrazioni regionali, in particolare su quella attuale, le quali hanno gestito la sanità pubblica e privata solo per proprio tornaconto, e mai nell’interesse del cittadino, finendo col provocare il dissesto finanziario dell’intero settore, di fronte al quale non mi appare più comprensibile il motivo per cui il Governo nazionale si attardi sul dovuto commissariamento. Di fronte alla gravità di questo scippo mi sarebbe piaciuto, innanzitutto, apprendere che don Alfredo, abituato a vivere nel lusso, avesse scelto un luogo da eremita ed in piena povertà, ed avesse restituito alla comunità quanto frodato sulla pelle dei poveri degenti. Mi piacerebbe, inoltre, sapere perchè la Regione Calabria non abbia «battuto ciglia» sulla situazione abbattutasi su degenti e lavoratori, lasciando decadere l’interessamento della società «Fiorile» e delegando automaticamente alle decisioni il dirigente dell’ASP di Cosenza, il quale, se non vado errata, – continua – ha alle spalle sentenze giudiziarie che non consentirebbero di occupare simili incarichi. Credo andrebbe anche motivato il silenzio della Giunta regionale rispetto alla prospettiva di riconversione dell’Istituto Giovanni XXIII avviata da un precedente assessore regionale alla salute, e che sicuramente avrebbe dato vita alla necessaria svolta per la ripresa del Centro di Serra d’Aiello. Quali e di chi – ha domandato – gli interessi da salvaguardare»? La Magistratura paolana, secondo Napoli, «non potrà sicuramente ritenere chiusa la fase investigativa sull'intera vicenda: oltre ad individuare dove sono finiti ed in quali mani i fondi frodati negli anni, quali e di chi le responsabilità sui degenti scomparsi, credo che adesso occorra anche valutare se la scelta di trasferimento dei degenti in altri Centri specializzati sia esente da interessi particolari e privati».

1|8]Nella foto: i pazienti durante le operazioni di sgombero (di Mario Tosti)

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