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A Napoli Saviano ricorda i “caduti” della Locride

Basilicata

In piazza anche Maria Grazia Laganà: “Dietro ogni nome c'è una vedova, un orfano, tante vedove, tanti orfani"

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di MICHELE INSERRA
“Francesco Fortugno, Gianluca Congiusta - e poi la formula di rito - e di tutti gli altri di cui non siamo riusciti ancora a conoscere il nome”. Le battute finali della manifestazione e il ricordo di due vittime di 'ndrangheta della Locride vengono affidate a Roberto Saviano. Ed è scoppiato un lungo applauso che ha accompagnato l'autore di Gomorra giù per la scaletta del palco, verso la scorta che lo attendeva qualche metro più in là, per portarlo nel rifugio dove vive da quando la camorra gli ha giurato vendetta. Il papà di Gianluca, Mario, la sorella Alessandra e la mamma Donatella, si alzano all'inpiedi. Hanno il volto teso. Applaudono. Padre e figlia indossano guanti bianchi, sul palmo la scritta: “Certezza della pena”. La vedova del vicepresidente della giunta regionale della Calabria, Maria Grazia Laganà, invece, prende parte alla manifestazione lontana dai riflettori perché costretta ad abbandonare in anticipo piazza Plebiscito. Va via, per impegni istituzionali, prima che il nome di Fortugno venga pronunciato da Saviano. La presenza dello scrittore è rimasta riservata fino a pochi minuti prima del suo arrivo. E' rimasto alle spalle di don Ciotti e del procuratore antimafia Piero Grasso, a guardare quella fiumara di gente che gridava no alla violenza mafiosa. Come un rosario Saviano ha snocciolato i nomi delle vittime. Si toccava ripetutamente gli occhi. Era anche lui teso ed emozionato. Nella giornata della memoria è stato “ambasciatore” del ricordo della vittime della Locride, Franco e Gianluca, entrambi ammazzati nell'anno maledetto 2005. “Dietro ogni nome scandito durante il corteo e dal palco c'è una vedova, un orfano, tante vedove, tanti orfani - ha sottolineato la Laganà - Una emozione sempre forte, è il ritrovarsi insieme ogni anno, il 21 di marzo. Veramente commovente. E l'impegno di tutti deve sempre mantenersi uguale, anzi, deve sempre essere maggiore contro una criminalità organizzata, si chiami mafia, camorra o 'ndrangheta, che cerca in tutti i modi di dimostrarsi sempre più agguerrita. Il ricordo e la memoria di quanti hanno sacrificato la loro vita per un Paese più giusto, deve esserci di aiuto per spingerci sulle buone pratiche e sollecitare le Istituzioni ad intensificare le energie per una lotta incessante e diretta contro chi ha ammazzato tanti innocenti e, purtroppo, continua a farlo, al fine di perseguire illeciti”.

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