Salta al contenuto principale

«Concorso nella Polizia di Stato, un sogno proibito. Incostituzionalità della legge 226/2004 – art. 16.»

Basilicata

Tempo di lettura: 
11 minuti 26 secondi

27691
Spett.le Redazione di Il Quotidiano della Calabria,
mi chiamo Roberto De Luca, ho 27 anni e sono laureato in giurisprudenza presso l’Università degli Studi della Calabria. Io ho un sogno, un desiderio, che mi porto dietro sin da quando ero piccolo e spero tanto che un giorno lo possa realizzare. C’è chi nella vita desidera diventare un calciatore, chi vuole diventare un medico, un magistrato, un avvocato, così come i tanti altri lavori che la vita ci offre. La mia grande passione è sempre stata quella di entrare a far parte della “grande famiglia” della POLIZIA di STATO.
Porgo la Vostra attenzione e riflessione ad un “problema” che si verifica da molto tempo: esso consiste nel fatto che non vengono pubblicati, ormai da circa sei/sette anni, concorsi pubblici per allievi agenti nella Polizia di Stato, per Carabinieri e Finanzieri ai quali possano parteciparvi “tutti i cittadini italiani” che siano in possesso dei requisiti richiesti nei relativi bandi.
In questi anni, infatti, sono stati banditi dei concorsi ma, come gli ultimi che sono usciti per 907 allievi agenti nella Polizia di Stato (pubblicato nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica Italiana - 4ª Serie Speciale - “Concorsi ed Esami” n. 93 del 28 novembre 2008), quello relativo al reclutamento di 700 Carabinieri effettivi (Gazzetta Ufficiale della Repubblica Italiana - 4ª Serie Speciale - “Concorsi ed Esami” n. 2 dell’ 8 gennaio 2008) e quello riguardante il reclutamento di 197 allievi Finanzieri (Gazzetta Ufficiale della Repubblica Italiana - 4ª Serie Speciale - “Concorsi ed Esami” n. 93 del 28 novembre 2008), i posti risultano tutti “riservati” esclusivamente ai volontari in ferma prefissata provenienti dall’Esercito.
Allora, mi domando: per entrare nella Polizia di Stato, nell’Arma dei Carabinieri, nella Guardia di Finanza e nelle altre Forze di Polizia, un “normale cittadino italiano” deve per forza di cose passare dall’Esercito?
Un ragazzo appena uscito dall’Università, con tanta voglia di fare, con una cultura maggiore rispetto ad un “soldato medio”, senza nulla togliere a quest’ultimo, non può aspirare a diventare agente di Polizia, Carabiniere o Finanziere (quindi, coltivare le sue passioni) perché c’è una legge che non riconosce, non garantisce e non offre le stesse possibilità ad entrambi i soggetti!
La legge in questione è la n. 226 del 23 agosto 2004, emanata dal governo Berlusconi, il quale articolo 16 del Capo IV (Reclutamento nelle carriere iniziali delle Forze di Polizia ad ordinamento civile e militare e del corpo militare della Croce Rossa Italiana) sancisce che: «Nel rispetto dei vincoli normativi previsti in materia di assunzioni del personale e fatte salve le riserve del 10% dei posti, di cui all’art. 13, comma 4, del D.lgs. 5 aprile 2002, n. 77, a decorrere dal 1° gennaio 2006 e fino al 31 dicembre 2020, per il reclutamento del personale nelle “carriere iniziali” delle Forze di Polizia ad ordinamento civile e militare, i posti messi annualmente a concorso, determinati sulla base di una programmazione quinquennale scorrevole predisposta annualmente da ciascuna amministrazione, sono “riservati” ai volontari in ferma prefissata di un anno ovvero in rafferma annuale».
Da quanto si evince dal disposto del citato art. 16, gran parte di noi ragazzi sono stati, quindi, pesantemente e palesemente discriminati in quanto non possono più concorrere ai vari concorsi delle Forze dell’Ordine perché riservati esclusivamente ai VFP1 e VFP4. Si tratta, quindi, di una vera e propria disparità di trattamento che non garantisce le giuste condizioni di pari opportunità nel poter aspirare e concorrere a ricoprire ruoli e funzioni all’interno delle diverse Forze di Polizia del nostro Paese.
Un altro problema che è insito all’interno di tale legge, riguarda, invece, l’articolo 4 del Capo II (Volontari in ferma prefissata di un anno) il quale espressamente prevede che: «Possono partecipare al reclutamento dei volontari in ferma prefissata di un anno i soggetti in possesso dei requisiti della cittadinanza italiana e dell’età non inferiore a diciotto (18) anni compiuti e non superiore a venticinque (25) anni». Tale limite di età rappresenta, quindi, un’altra anomalia di questa assurda legge. Infatti, per partecipare ai concorsi nelle carriere iniziali delle Forze di Polizia (PS - CC - GdF - CFS - …) il limite massimo di età per questi concorsi è di trenta (30) anni! Il nuovo limite di età inserito nella legge in questione (25 anni) comporta, quindi, l’esclusione di tutti quei soggetti che hanno superato i 25 anni di poter partecipare a questi concorsi, creando, per la prima volta in Italia, una vera e propria “selezione preventiva”. Questa, è l’unica legge in Italia, penso anche nel mondo, a non consentire l’accesso ai predetti concorsi ed a non poterli neppure tentare per una volta se si è superato il 25° anno di età! Non penso che un ragazzo a 26-27 anni debba considerarsi già “vecchio” per lo Stato italiano! Lo trovo veramente assurdo!
Inoltre, questa mia umile richiesta di aumentare l’età a 28 anni per il reclutamento dei volontari in ferma prefissata di un anno deve essere effettuata anche per “equiparare” lo stesso servizio militare al servizio civile nazionale dove, lo ricordo, il limite di età è di 28 anni. A tal proposito, anche la Corte Costituzionale si è pronunciata con una storica sentenza attraverso la quale precisa che: … il servizio civile nazionale è un altro modo di adempiere alla difesa del Paese, paritario con le modalità delle Forze Armate (sentenza n. 228/2004). Il predetto limite di 25 anni, previsto dalla legge 226/2004, è, quindi, un limite anacronistico in quanto l’Italia rimane l’unica Nazione a mettere dei limiti così bassi per il volontariato nell’Esercito. Basta vedere le altre Nazioni come la Francia dove il limite è 40 anni, l’Inghilterra 30 anni, la Svizzera 30 anni, gli USA 41 anni.
Il mio modesto appello è, dunque, quello di modificare gli articoli 4 e 16 della legge 226/2004 dando, così, la possibilità a tutti i cittadini italiani (non solo a quelli che provengono dall’Esercito) di partecipare a tali concorsi pubblici, rimuovendo l’incostituzionalità della stessa legge e promuovendo, invece, i principi costituzionali degli articoli 3 e 4 della Costituzione.
Infatti, tale norma viola e non rispetta sia il “principio di uguaglianza ed equità” previsto dall’art. 3 Cost. e sia l’art. 4, comma 1, Cost. il quale sancisce che: “La Repubblica riconosce a tutti i cittadini il diritto al lavoro e promuove le condizioni che rendono effettivo questo diritto”; principi, questi, collocati tra quelli fondamentali ai quali tutti devono attenersi, tutti devono rispettare, a maggior ragione coloro che ci governano, coloro che emanano le leggi! «Dobbiamo, perciò, riflettere e meditare seriamente su tali problematiche per far sì che Noi cittadini italiani ci sentissimo veramente rappresentati, tutelati e garantiti dai nostri politici e dalla nostra Carta Costituzionale».
A tal proposito, in occasione del discorso di fine anno, il Presidente della Repubblica, sig. Giorgio Napolitano, che come tutti sanno rappresenta l’Unità Nazionale ed è il garante della Costituzione, tra le tante autorevoli cose che ha illustrato agli italiani, ricordava anche il fatto che i principi fondamentali della Costituzione (articoli 1 - 12) non possono e non devono essere soggetti ad alcune modifiche da parte del Parlamento e/o Governo. Principi, quindi, che devono essere rispettati, garantiti, tutelati, ma, soprattutto, devono essere attuati ed esercitati nella realtà! Per cui, non limitiamoci a fare dei bei discorsi, come siamo soliti fare noi italiani, ma rendiamoli effettivi, pratici ed esecutivi.
Tale legge, la quale non so proprio come possa essere stata emanata (dov’era il controllo della Corte Costituzionale e come ha fatto il Presidente della Repubblica a firmarla), non rispetta alcuno degli articoli e dei principi sopra menzionati, e, pertanto, andrebbe quantomeno modificata, se non abrogata, nella parte in cui sono contenuti tali articoli 4 e 16.
In aggiunta a quanto detto finora, si parla tanto di “sicurezza sul territorio”, ma a me sembra che si facciano solo tanti proclami, si lanciano buoni propositi che si tramutano soltanto in “tante chiacchiere che non risolvono seriamente il problema”; questo è dovuto soprattutto al fatto che non si bandiscono concorsi pubblici e quindi non si fa nulla per aumentare materialmente e fisicamente il numero dei poliziotti, dei carabinieri e dei finanzieri per garantire ed assicurare ai cittadini una più adeguata presenza sul territorio (ricordo, a tal proposito, che ogni anno vanno in pensione circa 1000 poliziotti, carabinieri e finanzieri e quindi ci sono sempre meno giovani agenti sulle nostre strade per garantire tale bisogno di sicurezza).
Una cosa che non condivido assolutamente di tale assurda legge è proprio quella di impiegare i militari nella vigilanza delle nostre strade per svolgere il delicato compito della sicurezza del territorio. L’anomalia di tale situazione consiste, ad esempio, nel fatto che le numerose mansioni, alle quali sono chiamati ogni giorno coloro che appartengono alle Forze di Polizia, soprattutto quelle legate all’ordine pubblico e alla sicurezza pubblica (controllo del territorio), sottintendono specifiche conoscenze giuridiche, specifiche capacità e professionalità, in tutte le loro sfaccettature, acquisite negli anni di studio universitari, nei vari corsi di formazione ed aggiornamento (diritto penale e processuale, diritto amministrativo, diritto costituzionale, diritto civile e procedura, diritto di polizia e politiche di sicurezza, etc.) che molto probabilmente, proprio per il tipo di lavoro che un soldato ha deciso “spontaneamente” di intraprendere, non ha avuto modo di apprendere.
Preciso, a tal proposito, che non ho nulla contro i militari, ci mancherebbe, li rispetto per il lavoro che hanno spontaneamente deciso di svolgere, ma dico solamente che essi non hanno l’esperienza e non sono addestrati a svolgere compiti così delicati ed importanti propri delle Forze di Polizia e, quindi, non hanno specifiche conoscenze, competenze e capacità tali da poter ricoprire il ruolo che si vorrebbe loro dare. Pertanto, invece di riempire le nostre strade di soldati (presenza, quindi, impropria per le loro funzioni) sarebbe meglio potenziare le Forze di Polizia reclutando nuovi poliziotti, carabinieri e finanzieri per dare la possibilità di compiere e svolgere il loro lavoro che è proprio quello di presidiare il territorio.
Tornando, quindi, al discorso dei concorsi penso anche al problema che per bandirli siano necessarie le risorse economiche che il governo dovrà stanziare. Nonostante ciò, però, non penso che non ci siano le risorse disponibili per la formazione di “nuovo personale” da destinare alle Forze di Polizia!
I cittadini italiani, infatti, sono abituati a vedere con i propri occhi come i soldi pubblici, i loro soldi, i nostri soldi, vengono molte volte destinati per cose inutili, per cose che se ne potrebbe benissimo fare a meno, penso ad es. alle infinite, sproporzionate ed eccessive prerogative, vantaggi, benefici e privilegi che hanno molti Parlamentari; invece, i poliziotti, i carabinieri e finanzieri, prestando un apposito giuramento di fedeltà alla Patria, attaccati al senso del dovere e rischiando al vita in prima persona ogni giorno, sono chiamati a garantire e difendere l’incolumità di tutti noi cittadini, svolgendo il loro dovere di servitori della Patria per poche migliaia di euro al mese! Quindi, se noi tutti diminuissimo gli “sprechi”, ci sarebbero più soldi da utilizzare per tale fine.
Tutti quanti noi, a cominciare proprio dagli uomini politici, dai nostri rappresentanti istituzionali, dobbiamo metterci una mano sulla coscienza cercando di fare qualcosa per migliorare il nostro tanto amato Paese, a cominciare proprio dalla sicurezza e da queste “piccole” cose che un semplice cittadino italiano (come me) denuncia!
Mi farebbe piacere e sarei onorato di veder pubblicata tale mia lettera-denuncia sul Vostro stimatissimo giornale per far si che, con il Vostro aiuto mediatico, possa in qualche modo sollevare questo “caso” portando a conoscenza di tutti gli uomini politici, sia di centro-destra sia di centro-sinistra, tale ingiustizia, discriminazione e disuguaglianza che regna all’interno di una antidemocratica ed incostituzionale legge che non riconosce e garantisce le stesse possibilità d’accesso alle carriere iniziali nelle Forze di Polizia a tutti i cittadini italiani.
Nella stessa mia posizione penso che ci siano tanti altri giovani che, come me, desiderano entrare in Polizia, nell’Arma dei Carabinieri o nella Guardia di Finanza (aspirare, magari, ad una carriera in queste istituzioni) per vocazione o per passione, o perché vogliono mettere in pratica ciò che si è studiato al servizio della collettività.
Questa mia denuncia di una norma antiliberale e antidemocratica, estranea ai più semplici e fondamentali principi costituzionali, è stata da me posta anche all’attenzione del Presidente della Repubblica, del Ministro dell’Interno, di numerosi Onorevoli e Senatori e dei principali sindacati di polizia (SIULP – SAP) senza ottenere, a mio malgrado, alcuna risposta.
Pertanto, in questa situazione disperata che si è venuta a creare, ho pensato di rivolgermi anche a Voi, quale prestigiosa ed autorevole redazione di uno dei principali giornali letti nel nostro Paese, con la speranza che in un futuro molto prossimo, prima che non ci siano più i requisiti di età richiesti per la partecipazione ai concorsi di cui sopra (limite di 30 anni), si bandiscano pubblici concorsi aperti a tutti i cittadini italiani e, quindi, migliorare questa situazione cercando di “spronare” le coscienze dei nostri Parlamentari per riesaminare e modificare tale assurda legge.
Così facendo, si darà la possibilità e la speranza di coronare un sogno che molti giovani hanno, anche perché come si sente spesso dire: “il futuro della società sono i giovani! Largo ai giovani”; non lamentiamoci se poi è alto il tasso di disoccupazione soprattutto nel nostro Meridione! Trovarsi, quindi, a 26-27 anni “senza sogni”, “senza speranze”, è la cosa più triste che un Paese, bello come l’Italia, possa dare ai propri cittadini!
Se ciò è vero e non sono solo le “solite chiacchiere all’italiana”, perché, allora, non dare le stesse opportunità, che sono state date a coloro che provengono dall’Esercito, a noi ragazzi che vogliamo portare avanti le nostre ambizioni, le nostre passioni.
Faccio, infine, un esempio per facilitare la risoluzione del problema creatosi con tale legge: si potrebbero benissimo bandire dei concorsi dove un tot di posti sono riservati ai VFP1 e il restante lasciarli aperti a tutti gli altri cittadini italiani.
In conclusione, spero che le mie umili richieste, i miei modesti appelli e sollecitazioni, vengano da Voi tenute in seria considerazione e pubblicate sul Vostro stimato giornale.
Distinti saluti.
Dott. Roberto De Luca

276835329

Ti sei ricordato di condividerlo con i tuoi amici?