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Catanzaro: Le Giare, c’è la conferma

Basilicata

La Cassazione ribadisce le pene inflitte in Appello. Tre anni e mezzo per Vitale, due anni e mezzo per Citriniti, un anno e mezzo per Perrone. Tredici le persone morte

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di TERESA ALOI
La tragedia di Soverato, dopo nove anni, ha i suoi responsabili. La IV sezione
penale della Corte di Cassazione (presidente Morgigni; relatore Zecca) dopo circa 6 ore di camera di consiglio ha emesso il verdetto confermando le condanne inflitte in sede di Appello, il 27 febbraio 2008 per Egidio Vitale, Vincenzo
Citriniti e Silvestro Perrone, ritenuti dunque responsabili della tragedia avvenuta nella notte tra il 9 e 10 settembre del 2000 nel campeggio “Le Giare”
di Soverato, dove persero la vita 13 persone a causa di una alluvione che travolse la struttura turistica. Vitale, proprietario del campeggio, è stato condannato a 3 anni e 6 mesi di reclusione, Citriniti, direttore della sezione
distaccata di Catanzaro dell'Ufficio del territorio a 2 anni e mezzo, mentre a Perrone, dipendente della Regione Calabria, è stata inflitta la pena di
un anno e 6 mesi. Per tutti gli imputati, accusati di omicidio colposo, le pene
in appello erano state ridotte rispetto a quelle pronunciate in primo grado quando Egidio Vitale era stato condannato a quattro anni; Vincenzo Citriniti,
a 3 anni e 6 mesi in primo grado e Silvestro Perrone a un anno e 8 mesi. La Suprema corte ha annullato con rinvio la sentenza di appello limitatamente alla responsabilità civile dell'Agenzia del Demanio: il giudice civile, dunque, dovrà riesaminare la questione. Accolta dunque la richiesta del sostituto procuratore generale di Cassazione Angelo Di Popolo, che nella sua requisitoria davanti ai giudici della quarta sezione penale della Suprema Corte aveva sollecitato la conferma della pena, inflitta dalla Corte d'appello di Catanzaro che, sotto la presidenza di Caterina Chiaravalloti (anche allora furono necessarie sei ore di camera di consiglio) ridusse tuttavia il verdetto emesso in primo grado quando, di fatto, sulla richiesta di conferma della prima sentenza, avanzata dal sostituto
procuratore generale Giovanni Grisolia, era prevalsa la tesi difensiva sostenuta
dagli avvocati Giovanni Le Pera, Aldo Casalinuovo, Franco Carlo Parisi ed Eugenio Pudia che avevano presentato ricorso in Cassazione. E anche ieri, nel corso di 4
ore, dalle 10 alle 14, gli avvocati hanno ribadito, nell'interesse dei propri assistiti, la non responsabilità dei tre imputati. L'avvocato Aldo Casalinuovo,
legale di Citriniti ha spiegato, tra l'altro, che il suo assistito in qualità di dirigente dell'Amministrazione penitenziaria, non avrebbe potuto prevedere ciò che poi la sera tra il 9 e il 10 settembre del 2000 avvenne, senza dimenticare
che esisteva un'autorizzazione del Genio civile che consentiva l'allocazione della
struttura ricettiva in quel luogo. Si è riportato alle motivazioni espresse in sede di Appello, l'avvocato Giovanni le Pera, difensore di Egidio Vitale,
spiegando che come qualsiasi cittadino il suo assistito aveva chiesto una concessione amministrativa che gli era stata concessa, che, inoltre, non avrebbe potuto partecipare ad un atto amministrativo quale appunto una concessione e che tra le altre cose, il luogo dove era ubicato il camping rientrava nel Piano di protezione civile quale sito per accogliere la comunità in caso di calamità naturali, terremoti, esondazioni. Eppure quella notte, di nove anni fa, avvenne l’irreparabile.
Il camping, a pochi chilometri da Catanzaro, sulla fascia ionica, venne spazzato via dalla furia del torrente Beltrame ingrossatosi a causa del maltempo che da giorni imperversa sulla zona. Ingoiò il camping e i suoi ospiti. Portò con sè distruzione e morte. Tredici le persone che vennero ritrovate cadavere chi ancora aggrappato ad un albero, chi sul tetto di un bungalow in cerca di una via di fuga che non trovò mai. Così come non venne mai ritrovato il corpo del custode del campeggio, Vinicio Caliò. Venne scandagliato il tratto di mare sul quale si affacciava la struttura. Ma anche oltre, convinti che il corpo di Vinico fosse lì, dove il mare diventa ancora più blu a causa di una profondità maggiore. Nulla. Perché ancora oggi, dopo nove anni, una mamma non ha una tomba su cui piangere.

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