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Anziana strangolata in casa nel Crotonese

Basilicata

Dramma a Pallagorio. L’esame autoptico voluto dal pm Pierpaolo Bruni (nella foto) ha confermato che la donna, Teresina Ammirati, 83 anni, è stata uccisa brutalmente

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di ANDREANA ILLIANO
Ha aperto la porta a qualcuno che conosceva, lo ha fatto accomodare in salotto ed è stata strangolata, dopo essere stata colpita alla testa. È morta così Teresina Ammirati, 83 anni, un’anziana donna che viveva da solain un piccolo centro del crotonese, Pallagorio, dove tutti si conoscono. Basti pensare che il paese conta appena 1600 anime, non di più. Ma lei, piccola e minuta, appena un metro e 50,
magrissima, è stata assassinata. Il cadavere è stato trovato due giorni fa. La
donna non rispondeva al telefono e i parenti, preoccupati hanno chiamato i carabinieri. Sono arrivati i militari e hannoaperto la porta con la forza. Hanno
trovato il corpo di Teresina riverso a terra. Senza sangue, senza colpi di
proiettili. All’inizio si è pensato ad un malore, ad un infarto, un acciacco che a
83 anni può diventare anche mortale, quando si vive da soli. Ma non è stato così. Chi è entrato in casa di Teresina voleva ammazzarla. Non rapinarla. La casa era in ordine e questo all’inizio ha indotto in errore anche gli inquirenti. Tutto nel salotto, nella cucina, in camera da letto era lindo e pinto. Nessun cassetto rovistato, nessun valore che mancava. Non c’era stata insomma una rapina. È stato il Sostituto Procuratore Pierpaolo Bruni che ha voluto l’autopsia, dopo aver letto la relazione dei carabinieri della stazione locale, che rilevavano delle ecchimosi sul collo della donna. All’inizio non sembrava nulla di rilevante, poteva anche trattarsi di un livido precedente alla morte stessa. Invece non era così. Era la traccia lasciata dall’assassino, il segno dello strangolamento.
Ieri, nel pomeriggio sono infatti arrivati i risultati, dell’esame autoptico: Teresina Ammirati è stata uccisa. Morta ammazzata. Prima tramortita, poi
strangolata, con un filo, un foulard, qualcosa insomma che le ha stretto la gola al punto tale da soffocarla. I primi ad essere interrogati sono stati i vicini di casa della donna. Nessuno di loro dice di aver sentito nulla, neanche un grido, un sospiro, una richiesta di aiuto. Tutto nella piccola casa di Pallagorio era in ordine. Ma l’autopsia, arrivata in Procura, ieri pomeriggio racconta di un omicidio, non di un malore. E a Pallagorio adesso c’è chi ha paura. È chiaro che non si può trattare di qualcuno del paese. Qui nel piccolo centro arbaresche si conoscono tutti. E Teresina era ben voluta. Mai una parola fuori posto, poche, pochissime uscite. La donna si spostava da casa solo per andare in chiesa. Eppure
è stata assassinata, con violenza. E senza un preciso movente. Neanche quello
della rapina. Ameno che, ma sono soltanto ipotesi, chi è entrato in casa, non volesse all’inizio rapinarla, magari tramortirla e poi, impaurito, forse perché lei aveva opposto resistenza, l’ha ammazzata, strangolandola. A quel punto l’assassino o gli assassini sono andati via dall’abitazione uscendo dalla porta, senza fare troppo rumore. Nessuno infatti si è accorto di nulla, neanche di facce
nuove, sospette nel paese. Per la procura che, insieme ai carabinieri, indagano
sul caso, si tratta di un vero e proprio giallo. Anche se non si esclude nessuna
pista, neanche quella di qualcuno che è arrivato da qualche paese vicino o addirittura da fuori, che magari è entrato in casa dell’anziana con una scusa, una richiesta e poi l’abbia ammazzata, con crudezza. È stato facile uccidere Teresina, era fragile, minuta ed anziana. Non è riuscita neanche ad opporsi alla violenza, a gridare aiuto. Adesso però si cercano i segni dei suoi assassini o del suo assassino. Potrebbero esserci magari sotto le unghie della donna, delle tracce di materiale organico che potrebbero indurre appunto gli inquirenti a cercare nel libro delle foto segnaletiche qualcuno. Per adesso si cercano testimonianze, anche solo ricordi di facce sospette, magari intraviste nel paese da qualcuno. Gli interrogatori continuano anche oggi. L’obiettivo degli inquirenti adesso è dare un nome all’omicida.

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