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Arso vivo ad Acri, il profilo di Fabrizio

Basilicata

Greco, cresciuto in una famiglia disagiata, viveva nella Presila da qualche anno. Il giovane non godeva di una buona nomea a casua della fedina penale sporca e delle ripetute sbornie

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di PIERO CIRINO
Fabrizio Greco è nato a Castrovillari ventiquattro anni fa ma è arrivato ad Acri, con la sua famiglia, da qualche anno. L’approccio con il nuovo contesto sociale della Presila cosentina non è stato dei migliori e il giovane si è ritrovato a vivere un disagio che ne ha condizionato l’adolescenza. Ad Acri lo conoscevano in tanti e tra la gente del paese Fabrizio non godeva di una buona nomea.
I precedenti che hanno macchiato la sua fedina penale stanno impietosamente lì a dare riscontro ai pregiudizi. Ma alla fine, anche se in molti lo ricordano per le scenate al Pronto Soccorso dell’ospedale cittadino, magari in seguito all’ennesima sbornia, o perché protagonista di qualche vicenda assai poco edificante, oggi, nei discorsi della gente di Acri prevale, e non potrebbe essere altrimenti, il lato umano. In molti lo ricordano per una tracotanza che forse potrebbe essere imputata a un contesto fatto di privazioni e sofferenze. La prima impressione non era delle migliori, ma non sempre con lui avevi l’opportunità di una seconda possibilità. Sulle sue “prodezze” notturne l’aneddotica che si tramanda tra la gente del luogo è piuttosto ricca, anche se è difficile capire dove finisca la realtà e inizi la pura invenzione. Se si chiede in giro, molti hanno un racconto con cui allungare la serie di peripezie di questo personaggio in grado di rendere la sonnolenta vita notturna acrese simile a quella delle grandi realtà metropolitane, in cui vive una società sotterranea ai più sconosciuta. Di recente lo si vedeva in giro con le stampelle per problemi alle gambe, che, secondo voci ricorrenti, si era procurato al termine dell’ennesima bravata. Su tutte le vicende della vita di Fabrizio comunque non può non emergere l’efferatezza con cui è stato ucciso. Anche il più cinico non può non inserire la sua vicenda umana in quei tragici minuti in cui la vita di Fabrizio è stata letteralmente avvolta dalle fiamme. E qui non c’è letteratura, ma pura e semplice realtà, fatta di liquido infiammabile e di una volontà omicida. Al di là delle semplificazioni e dei commenti qualunquistici, oggi ad Acri il sentimento che prevale è l’orrore per la fine che è stata riservata a questo giovane.

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