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Giallo della pineta di Siano, al setaccio la vita
di Donato

Basilicata

La polizia analizza il passato lavorativo e personale dell'uomo ucciso sabato scorso, il cui corpo carbonizzato è stato rinvenuto nella sua auto. Forse il suo lavoro è stato il movente

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di GIULIA ZAMPINA
Inizia stamattina il viaggio a ritroso degli investigatori della questura di Catanzaro nella vita di Domenico Donato, l’agente di commercio, scomparso venerdì sera, dopo aver salutato gli amici davanti a un negozio di armeria che era solito frequentare e la cui auto, non di sua proprietà ma che aveva in uso da circa sette anni, è stata trovata bruciata nei pressi della pineta di Siano. In quella Volvo, distrutta dalle fiamme provocate presumibilmente da un liquido altamente infiammabile contenuto in una tanica di benzina rinvenuta a 10 metri dall’auto, gli uomini della volante hanno trovato, alle luci dell’alba di sabato, anche i resti carbonizzati di un essere umano che sembrano appartenere allo stesso Donato. Fino alla tarda ora di sabato gli uomini della Polizia di Stato hanno sentito i conoscenti, i familiari e anche gli attuali datori di lavoro dell’uomo. Questo ha consentito loro di tracciare un contesto attuale della vita del cinquattraquattrenne rappresentante di commercio. Un profilo che rimanda l’immagine di una persona tranquilla, con l’hobby della caccia e del computer, che dopo la separazione dalla moglie, aveva deciso di lasciare il centro cittadino per andare ad abitare in periferia. La giornata di ieri, per gli investigatori, è trascorsa tra diversi sopralluoghi. Prima a casa della vittima, per recuperare anche effetti personali che possano essere utili alla comparazione
del Dna, che dovrà essere fatta con quel poco che è rimasto del corpo trovato
carbonizzato, successivamente la polizia si è recata sul luogo dove è stata rinvenuta l’auto carbonizzata. Tanti gli interrogativi legati alle modalità del brutale assassinio. Domenico Donato è arrivato sul posto già morto? Perchè scegliere un luogo come l’ex discarica che, se pur tranquillo, non risulta talmente isolato da garantire ai presunti assassini di non essere scoperti, magari da coppiette in cerca di intimità o da chi sceglie il parco Li Comuni per una passeggiata da fare anche all’alba? E poi, se dovesse essere vero, come è
trapelato da alcune indiscrezioni, che la targa dell’auto è rimasta intatta, come mai è stata staccata dalla vettura, una casualità o un calcolo ben preciso? Chi si è affannato a non lasciare di Domenico Donato neanche una traccia, ha però pensato di lasciare un segno che potesse ricondurre a lui? Ma contesualmente alle
indagini sul fatto, per gli investigatori sarà indispensabile fare molti passi indietro per ricostruire almeno gli ultimi dieci anni di vita di Mimmo Donato.
Pare infatti che l’uomo avesse avuto la sua esperienza lavoriva più importante con l’azienda casearia Il Pascolo. L’azienda, dopo qualche difficoltà, due anni fa circa, dovette cedere al fallimento. Ma prima di arrivare all’atto estremo della chiusura, pare che fosse stato proprio Mimmo Donato a ricoprire ruoli di responsabilità all’interno della società. Contatti con i fornitori, i clienti e gli stessi dipendenti. Rapporti a volte delicati, nella gestione dei quali, secondo alcune indiscrezioni trapelate dal racconto dei conoscenti più vicini a lui, Donato era chiamato a sostituirsi nelle responsabilità che gravavano in capo agli stessi titolari. Rapporti a volte resi difficili soprattutto visto il momento
di crisi che l’azienda stava attraversando. Rapporti che andranno ricostruiti pazientemente come un puzzle che dovranno incastrarsi perfettamente con la vita della vittima. Rapporti che necessariamente porranno dei quesiti della domande, rebus ancor più complicati da risolvere visto che la condotta di vita di Domenico
Donato è sembrata subito irreprensibile. Dopo la chiusura dell’azienda casearia Donato aveva iniziato a lavorare per una società ittica del capoluogo. Ieri pomeriggio, l’attuale datore di lavoro, giunto in questura accompagnato dal suo
avvocato, ha detto di averlo convocato perchè non aveva sue notizie da una settimana, di averlo trovato un pò giù di morale, ma di aver imputato questo
stato d’animo ad un momento di difficoltà registrato nel settore di attività e al fatto che lo stesso Donato, avrebbe detto loro di aver fatto delle analisi i cui risultati non erano stati del tutto positivi. Tutte le persone ascoltate in questura in queste quarantotto ore, sono state invitate a rendersi disponibile.
Qualsiasi elemento, anche quello che all’apparenza potrebbe sembrare il più insignificante, potrà rivelarsi indispensabile per arrivare a capo di una vicenda che con il trascorrere delle ore assume sempre di più i contorni di un giallo.

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