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Omicidio di Acri, Gaccione si tira fuori

Basilicata

«Quando ho visto Greco prendere fuoco sono intervenuto per aiutarlo. Ho cercato di togliergli il giubbino, da qui le ustioni che ho riportato alle mani...». De Maddis non risponde

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di ROBERTO GRANDINETTI
Uno si è avvalso della facoltà di non rispondere, l’altro, invece, ha parlato, tirandosi fuori dalla vicenda: «Io volevo salvarlo» ha detto al gip riferendosi
alla tragica fine di Fabrizio Greco, 24 anni, il giovane arso vivo ad Acri a seguito di un banale litigio. Si tratta di Antonio Camillo De Maddis, 19 anni di Cosenza, e dell’amico Pasquale Gaccione, 20 anni di Acri, entrambi accusati di
aver barbaramente ucciso Greco. I due ieri sono stati interrogati nel carcere
“Cosmai” di Cosenza dal gip Giusy Ferrucci, del tribunale bruzio, che ha convalidato i fermi, emettendo l’ordinanza di custodia cautelare in carcere. Per De Maddis e Gaccione, difesi rispettivamente dagli avvocati Vincenzo Adamo
e Pierfrancesco Molinari, l’accusa resta quella di omicidio aggravato dalla crudeltà e dai futili motivi. Il primo a comparire dinanzi al gip è stato De Maddis, che si è però avvalso della facoltà di non rispondere. «Il mio assistito -
ha fatto sapere subito dopo l’avvocato Adamo - ha avanzato, mio tramite, al pubblico ministero procedente, dottor Tridico, formale richiesta di interrogatorio. Nei prossimi giorni, pertanto, saremo in grado di sostenere, rispondendo a tutte le domande che ci verranno poste, un interrogatorio che consentirà di riaffermare il contributo causale del mio assistito in questo
gravissimo episodio». Al gip ha invece risposto Gaccione. Il giovane ha ricostruito quanto accaduto sabato notte. Ha confermato della cena col suo amico De Maddis e dell’incontro con Greco, col quale avrebbero poi consumato delle bevande. «Avevamo bevuto. Poi - ha più o meno detto al gip - è scoppiato il litigio tra De Maddis e Greco. Dopo un po’ Camillo se ne è andato. Poi è ritornato è la cosa è degenerata. Quando ho visto Greco prendere fuoco sono intervenuto per aiutarlo. Ho cercato di togliergli il giubbino, da qui le ustioni che ho riportato alle mani...». Gaccione, insomma, si è tirato fuori, chiamando di fatto in causa il solo De Maddis, giovane che era solito ospitare nella sua casa di Acri. Tale versione dei fatti non ha però convinto il gip, che ha convalidato entrambi i fermi. «Il nostro interesse - ha detto l’avvocato Molinari dopo l’interrogatorio - è collaborare con la giustizia e ricostruire con esattezza la dinamica dei fatti». Secondo l’accusa De Maddis (tra l’altro ripreso dalle telecamere a circuito chiuso della stazione di servizio) si sarebbe procurato la benzina (5 litri) per poi gettarla addosso a Greco e quindi dargli fuoco. Gaccione avrebbe invece tenuto ferma la vittima, per poi lasciarla fuggire avvolta dalle fiamme. Nel pomeriggio di ieri, intanto, si è svolta l’autopsia presso l’ospedale dell’Annunziata di Cosenza. Le ustioni mortali sono state quelle riportate sul tronco e sul viso, praticamente carbonizzati. L’agonia del giovane è durata giusto il tempo impiegato per percorrere una cinquantina di metri. Una fine orribile e incredibile, quella di Fabrizio Greco.

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