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Manager del consorzio sviluppo di Crotone, fermato alla dogana

Basilicata

Baroni aveva con sè ventuno milioni di euro. L'ipotesi da accertare del pubblico ministero Bruni è che i soldi fossero destinati a una maxitangente pronti a volare in Svizzera

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di ANDREANA ILLIANO
I soldi di una maxitangente pronti a volare in Svizzera. È l’ipotesi della procura di Crotone dopo i due fermi di ieri, alla dogana di Thonon les Bains, alla
frontiera con la Svizzera. Tutto accade in pochi minuti: in un auto di grossa
cilindrata ci sono due uomini, Roberto Baroni, 56 anni, di Pavia e Maurizio Mian, cittadino francese. Partono i controlli, in una borsa la polizia francese trova
titoli italiani per 21 milioni di euro e articoli del Quotidiano della Calabria che il 12 marzo scorso aveva raccontato, in esclusiva, di quattro avvisi di garanzia e dell’apertura di un’inchiesta giudiziaria sul fallito contratto di programma che a Crotone avrebbe dovuto portare sviluppo e invece ha seminato miseria. Baroni alza le spalle davanti ai poliziotti francesi e si giustifica affermando che aveva il compito di vendere i titoli per conto di una società di Aldo Bonaldi. Scatta il fermo. Il collegamento è immediato. Baroni è l’amministratore unico del Consorzio di Sviluppo di Crotone. Fallito. E’ il presidente del consiglio di amministrazione di Pianimpianti, è l’amministratore unico di Ricofin che tramite Fecofin partecipa a Pianimpianti, è l’amministratore unico di Biomasse Italia, consigliere Naco Internationale ed ex consigliere di Biomasse Sicilia, oltre a componente del consiglio di amministrazione di Cellulosa 2000 di Crotone (fallita). Tutte società legate alla Calabria, anche se alcune controllate direttamente o indirettamente da società di diritto estero. Baroni è l’uomo di Aldo Bonaldi, indagato per bancarotta fraudolenta e truffa nell’ambito dell’inchiesta “Basilide”, aperta dal Sostituto procuratore Pierpaolo Bruni. Il magistrato è partito dalla cartiera, quella di Cellulosa 2000, chiusa dopo poco più di un anno, mai entrata a regime, aperta con fondi pubblici, dove tra gli indagati compare Aldo Bonaldi. Bruni in pochi mesi arriva al contratto di
programma di Crotone e a quello che viene definita la filiera energetica. Quattordici erano i milioni di euro che dovevano servire a creare delle attività (in alcune delle imprese i cantieri sono aperti) le società calabresi (inconsapevoli) aderiscono al progetto e al consorzio. Arrivano i soldi pubblici. Tutto deve essere però legato ad un business più grande, quello della centrale a turbogas che è in corso di realizzazione a Scandale. Solo che il consorzio fallisce, impelagandosi in una strana storia di scatole cinesi dove compare Aldo Bonaldi. La filiera energetica non viene mai attivata. Alcune società sono costrette a spostarsi altrove. Parte dei soldi pubblici sono revocati. In questa storia entra in gioco anche Endesa, un gruppo spagnolo, tra i più grandi d’Europa, nel settore energetico, che non riusciva ad ottenere autorizzazioni per la realizzazioni di centrali a Crotone ed acquista permessi e società da Bonaldi, imprenditore italiano, ma residente nel Principato di Monaco. Gli indagati di Basilide sono quattro al momento (Aldo Bonaldi, residente nel Principato di Monaco; Roberto Mercuri, residente a Milano, Annunziato Scordio, di Catanzaro, Michelangelo Marinelli di Modena, tutti amministratori di società legati appunto al Contratto di programma). I reati contestati vanno dalla bancarotta fraudolenta, fino alla truffa e al falso. L’11 marzo scorso sono state eseguite quattro perquisizioni, dalla Guardia di Finanza, nelle sedi di società da Milano della società Pianimpianti, nelle due sedi di Crotone della società Eurosviluppo industriale e Consorzio Eurosviluppo. La storia parte da una Spa, Eurosviluppo industriale che nel 2002 riesce ad ottenere dalla Regione Calabria un finanziamento di 149 miliardi di vecchie lire per un’iniziativa progettuale
integrata relativa alla crisi dell’area Pertusola di Crotone che prevedeva un investimento di 650 miliardi e una previsione di 300 posti di lavoro.
La Eurosviluppo Spa a sua volta, per conto di un costituendo consorzio Eurosviluppo, chiedeva ed otteneva la realizzazione della centrale turbogas di Scandale. Il progetto della centrale, che è in avanzata fase di completamento,
viene poi ceduto alla società si chiama Ergosud (50% Eon e 50% A2A) che in quest’inchiesta si è costituita parte civile. Il consorzio poi fallito metteva insieme diverse tre aziende calabresi. In teoria dovevano essere realizzati alimenti naturali a base vegetale e accanto a tale imprese c’era due centrali termiche, una a turbogas a Scandale e l’altra a Crotone, che dovevano fornire alle aziende energia. Dopo 27 giorni il primo miracolo (in genere i tempi di approvazione sono di un anno): il Cipe approva il contratto di Programma. Arrivano 133 milioni di euro, finanziato dal ministro delle Attività Produttive.
Il consorzio ottiene la prima tranche di finanziamenti. Dopo poco però il piano di sviluppo per Crotone viene meno. Il Consorzio dichiara fallimento il 10
febbraio scorso. Il 7 luglio del 2008 il Ministero per le Attività Produttive aveva revocato i finanziamenti. Bonaldi, in questa vicenda e a parere dei magistrati, è l’uomo chiave, ha un ruolo di primissimo piano a livello nazionale, ha legami politici, ha società in Lussemburgo e ha una società la Pianimpianti che
fornisce macchine al consorzio che non sono mai arrivati a Crotone. In tutto questo ad oggi la centrale Turbogas di Scandale è in corso di realizzazione, ma non si sa a chi servirà, perchè la filiera energetica non esiste più. Ieri il colpo di scena, i soldi, in titoli italiani, pronti a volare all’estero, attraverso Baroni, noto a Crotone per i ruoli di primissimo piano avuti nelle società, nate come scatole cinesi, in previsione di finanziamenti pubblici volati al vento e all’estero.

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