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Vibo, morte Eva: "La sua morte non è servita"

Basilicata

Giuseppe Ruscio, il padre della sedicenne deceduta allo Jazzolino, è critico nei confronti della decisione del Gup. Rammarico per l'archiviazione delle posizioni degli anestesisti

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di FRANCESCO RIDOLFI
«Esprimo il mio rammarico nel leggere dai quotidiani locali la notizia dell’archiviazione delle posizioni di alcuni anestesisti che hanno operato nei confronti di mia figlia durante la fase dell’emergenza ossia la mattina del 5 dicembre 2007. Il mio timore è che la morte di Eva non sia servita a nulla». Con queste parole Giuseppe Ruscio, padre di Eva, la ragazza sedicenne originaria
di Polia morta presso lo Jazzolino in seguito alle complicazioni di un ascesso
tonsillare e di una tracheotomia non riuscita, ha rotto il silenzio e si è pronunciato sulla archiviazione della posizione dei tre medici anestesisti
inizialmente coinvolti nell’inchiesta con l’accusa di omicidio colposo e che invece per il gup di Vibo Valentia, e per i pm Fabrizio Garofalo e Simona Cangiano
che ne avevano fatta richiesta, sono da ritenersi esenti da responsabilità di
natura penale nella vicenda. Giuseppe Ruscio si dice rammaricato e spiega, attraverso i suoi legali, i motivi che l’hanno portato ad esprimere pubblicamente
questa sensazione a poche settimane dall’udienza preliminare fissata per il 12
maggio (anche se ancora la conferma ufficiale non è giunta) quando altri cinque
medici, fra i quali l’allora primario di Otorinolaringoiatria dello Jazzolino di
Vibo, si troveranno innanzi al gup che dovrà decidere se rinviarli o meno a giudizio tutti con l’accusa, a vario titolo, di omicidio colposo. Nell’esprimere il suo rammarico Ruscio parte «dalla perizia dei consulenti della Procura» nella quale «risulta che è altresì censurabile la condotta degli anestesisti il cui approccio al caso in esame fu improntato ad una colpevole, imprudente
sottovalutazione delle difficoltà del caso e venne a caratterizzarsi per un non
condivisibile tentativo di intubazione con somministrazione di miorilassanti che nel caso erano del tutto sconsigliati». Quindi, Ru-scio e i suoi legali hanno rimarcato come «secondo la perizia medico legale i miorilassanti utilizzati dagli
anestesisti hanno inciso in modo determinante sull’esito dell’intervento».
Come se ciò non fosse sufficiente, sempre secondo la tesi della famiglia Ruscio,
«i consulenti tecnici della Procura con successiva integrazione della perizia
concludevano che la somministrazione del miorilassante era del tutto sconsigliata
e il suo impiego contribuì insieme al controindicato tentativo di intubazione
tradizionale a compromettere drasticamente la dinamica ventilatoria di Eva che divenne perciò non intubabile e non ventilabile».
Sulla base di queste considerazioni, quindi, Ruscio ha espresso il suo rammarico
sull’archiviazione e la definitiva uscita di scena dei tre anestesisti inizialmente indagati, giungendo poi ad esprimere il suo più inquietante timore ossia che «la morte di Eva non sia servita a nulla».

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